
“I pesci spada parlano in greco antico. Lo credevano i nonni dei nostri nonni e, parlando a loro volta in greco antico o nelle varianti del greko calabrese, attiravano con formule ben precise i pesci spada alla portata dei loro luntri o delle torrette di guardia che si usavano ancora prima“, (Nota a COLAPESCE)
e, ancora,
“ La prima volta che mi sono seduto qui è stato per un atto di ribellione. Volevo voltare le spalle alla mia casa e, soprattutto, a mia madre, che m’impediva, con le sue lagne e i suoi malesseri immaginari, di lasciarla per vedere il mondo.
In preda all’ira sbattei l’uscio del nostro povero bugigattolo e mi fermai sull’unico scalino tra la porta e la strada, a respirare piene boccate d’aria di mare e libertà.
Subito fui investito da uno sgomento che non avevo calcolato: il mondo, che mi sembrava allora tanto accattivante, era davvero enorme. Da dove dovevo cominciare? Destra? Sinistra? Oppure dritto davanti a me, verso la spiaggia?
Sentii il bisogno di fermarmi per prendere una decisione così importante, perciò mi misi a sedere sul bisòlo con un sospiro, fissando la strada.“, tale l’incipit di una prosa (Sul bisòlo), che, spezza in quattro sezioni, trasversalmente informa un intero libro, con una chiusa di tale tenore “Dal mio angolino, sempre immobile, ho osservato il mondo muovermisi intorno, e ho scoperto un segreto che ha riempito la mia intera vita: il mondo puoi anche vederlo passare mentre tu resti fermo in un punto, come l’ago di un compasso“. .
I due estratti-ex ergo precedenti sono solo due passi esemplari della scrittura visionaria e realistica di Ambra Stancampiano, giovane narratrice messinese, autrice della raccolta di racconti orgogliosamente intitolata I SICILIANI (Amazon, 2020). Un libro sorprendente in cui
l’autrice, reduce da precedenti prove in cui tale sua vena era emersa, ricrea una dimensione “siciliana” (in sostanza per parlare del mondo e di ciascuno) in cui realismo e visionarietà si coniugano, decostruendo/ricostruendo leggende, attraversando apparenti quotidianità e facendone miti e archetipi.
Una prosa di sapore quasi walseriano, Sul bisòlo (espressione, anche idiomatica, oltre che toponima, del sedere in attesa o a riposo sullo scalino della soglia di casa). scansionata in quattro sezioni, quasi basso continuo dell’intera raccolta, in cui il protagonista-narrante (il giovane Michele) riflette sulle direzioni della propria decisione-vita (“Da dove dovevo cominciare? Destra? Sinistra? Oppure dritto davanti a me, verso la spiaggia?”), dopo un contrasto madre-figlio, resta un’attesa che vede scorrere il mondo e le sue sorti, in tondo, come intorno all’ago di un compasso. E forse quest’attesa e questa sosta su una soglia,. sulla soglia del mondo è il luogo e il centro generatore delle storie del mondo, che per contingenza e per sorte sono fatte di temi legati alla Sicilia, a una parte di Sicilia, quella del nord-est messinese, assunta come metafora del mondo e della realtà. Temi incredibilmente resi creazione magica, su una base realistica e naturalistica.
In tal senso, dalla naturalezza di un’amicizia con la morte, nella noia della vita di paese (Triste mietitura), all’acquisto dell’auto (BMW) , come riscatto dall’ambiente marginale della periferia e da un legame materno oppressivo, alla violazione dell’isolamento della quarantena per andare a guardare la luna in spiaggia (Le rondini e la luna), alla storia di una nonna mavara (magàra), una madre comunista e un bambino curioso fanno il rito della novena di San Giorgio Cavaliere (Occhi chiusi), all’allevatore di conigli che per le vicende riocamboilesche della sua vita si avvìa ad essere l’ultimo condannato a morte d’Italia (Conigli), ogni racconto si inserisce in una storia minuta e talora maggiore, trasfigurandola e facendone mito. Col capolavoro di Colapesce, con una mirabile rivisitazione della leggenda locale operata dall’autrice: il protagonista, Nicola Denaro, detto Colapesce, pescatore di pesci spada, cerca di recuperare un tesoro sottomarino che ha intravisto dall’antenna della feluca su cui lavora e scopre che i pescispada parlano in greco antico (geniale, poetica e visionaria illuminazione creativa), fino alla incarnazione del mito dentro il dramma della natura e della storia, il maremoto che travolge la città e le case basse della riviera siciliana-messinese dello Stretto, che rappresentano lo scenario preferito di queste prose.
Storie che girano e nascono tutte intorno a un’attesa, sul bisòlo, a un pensiero che le crea e che le vive, a un’urgenza di ricreare un mondo, senza nessuna paura di affrontarlo, ma tenendolo alla debita distanza, come accade nelle migliori pagine della letteratura autentica
***
Ambra Stancampiano è nata a Messina l’11 Maggio 1987. Ha studiato giornalismo all’Università di Messina e girato un po’ per l’Europa, poi ha frequentato il biennio della Scuola Holden.
Ha pubblicato la raccolta di racconti Storie Bestiali (Orablu edizioni) nel 2015, Mostri di Sicilia nel 2018 (Amazon) e I siciliani nel 2020 (Amazon).
Ha scritto – e scrive tuttora – per diversi portali di narrativa e intrattenimento, come Minuti Contati, Rivista
Fralerighe, Why so serial?, La Poesia e lo Spirito, Letture.org, ExLibris 20.
Lavora anche come editor, writing coach, beta reader e articolista.
Coi suoi racconti è stata finalista al Premio Nazionale Mario dell’Arco nel 2015, menzione speciale al Premio La Recherche – Il giardino di Babuk – Proust en Italie (2016) e al Premio Voci dall’Abbazia – Valle d’Agrò. Per più edizioni è stata vincitrice di Minuti Contati, contest letterario online.
