Tre poesie per Carmelo Bene

“C.B.” di Matteo Maragna

Come in certe cittadelle desolate nell’Oriente
l’anima sedotta dalla Voce
s’abbandonò al delirio iconoclasta,
il tuo svanire vivendo il casellario dei giorni
fu l’assenza di un grido mai intonato,
una tela non squarciata,
“l’imago” di un affresco che si scrosta
in grazia di uno splendore vano.
Noi mai nati o sempre morti,
noi perfetti nell’arto mutilato,
suturati petti di bellezze incolte,
dimenticati nella sabbia delle strade
che non hanno,
e mai l’avranno un nome d’uomo;
noi graziati da disgrazie ricevute,
noi teatranti di un nonnulla che è visione,
noi ipertrofici poeti, oltre l’alba e l’imbrunire
prigionieri d’un confino,
adoriamo scarse le orme del tuo piede salentino
che in fondo,
non ha mai sfiorato alcuna terra.

***

“Disapparendo a Carmelo Bene” di Paolo Pera

Era un mutevole giaguaro
Con gli occhi bovini: aspettava
L’ennesima Madonna, da rivestire
In un atto d’amore depensato.

Ti ricordo in quell’intimo momento:
Allora t’offriva
Le numerose labbra ancora;
Ma non hai agito…
Interrompesti la gioia
Preferendo il pensiero,
O forse labbra diverse.

Madonna, Vergine opinabile,
Redimi i denuncianti,
Chi insulta gli spazzini:
«Pulite il fango con le feci!»
Ti prego: accusa la grazia
In quei gesti… se portano
Il puzzo nella città fognaria.

In quest’Italia putrefatta
Non ci libereremo della libertà;
Né d’una liberalità
Creataci addosso, e ora
Posta nell’aroma del sesso.

Allontaniamo Dio, che ci preservò
Gioendo delle nostre ribellioni.
Espelliamo la Sua bontà, desiderando
La forza d’essere servi
In un migliore Caos.

Lo sai, lo credo; e ricordi:
Non lavorare preserva dalla morte,
L’ultima nemica dopo la vittoria
Perduta tra gli uomini.

Carmelo, se fossi stato esistente
O fosse esistito Dio,
Quant’insulti ci saremmo detti…

***

Cinquecent’anni fus’al fusto
(albero, liocorno e dama)
omaggio vocale alla Poesia di Carmelo Bene
di Andrea Laiolo

Cinquecent’anni fus’al fusto
nel trafiggere l’affigge corno
a voragin’chiodato morto
Cinquecent’anni dall’abisso
vivo dequartato schizza spazio
ferire di spirale l’ha guarito
d’assolate schegge vulnerare
Cinquecent’anni Spasmi
àliti ‘n furore ventosquàsso
stabile piramide straguizza
incendio stormo aulico perenne
abrasa pagina gorgheggio Vampa
Cinquecent’anni Voluttà.

*
Per durevoli crepacci
lungo le zampe agili
tenue di raggiante peso
è da lungi che proviene

Lento le s’accosta, sale
ammusando le ginocchia

Una mano che discende
l’accarezza sulla fronte
di criniera smuore l’altra
nella pace l’arc’affonda.

*
Muore è la Morte è la Dama
impassata indurevolmente
morto era già più volte sempre
lo sospinge nell’abisso cavo
punta di quel corno schianta scorza
in bordura preziosa di palude
e prati putrescenti d’acqua règia.

***

[In copertina illustrazione di Paolo Pera]

2 pensieri su “Tre poesie per Carmelo Bene

  1. giorgio stella

    evidente Lei ha letto il mal dei fiori o sono apparso alla madonna…
    alla torre nella lettura dantis Carmelo bene tipo concerto ci riproponeva il suo bene carmelo bene che quandò morì su l’unità fu il banale titolo.
    Lei si rifà, cosa in poesia impossibile, a chi al costanzo diceva la poesia è una merda.
    mi scuso per il vento diceva nella dizione detta sopra,
    io La scuso per la bestemmia
    che come un guttuso alla fine rilevò Dio nei sui versi ‘mutilato’
    _______________________________________________

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