

Biagio Cepollaro è nato a Napoli nel 1959. Poeta e artista visivo, vive a Milano. E’ stato co-fondatore della rivista Baldus (1990-1996) e promotore del Gruppo 93, attualmente redattore della rivista il Verri. Poesia: Le parole di Eliodora, Forum Quinta generazione, 1984. La trilogia “De requie et natura”: Scribeide, Manni, 1993; Luna persciente, Mancosu,1993 e Fabrica, Zona, 2002. Versi nuovi, Oedipus, 2004; Lavoro da fare (2006), Dot.com Press, 2017. La trilogia “Il poema delle qualità”: Le Qualità, La Camera Verde, 2012;La curva del giorno, L’arcolaio, Forlì 2014 e Al centro dell’inverno, L’arcolaio,2018. Un suo romanzo, La notte dei botti, scritto nel 1997 è uscito nel 2018 con Miraggi.
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il corpo ogni giorno si accende come si avvia un terminale
a lui fanno capo i messaggi in arrivo e ogni input che suona
è richiesta di attenzione e risposta. è pioggia che batte
sui vetri la chat che moltiplica i gruppi divisi per tema
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il corpo che si disconnette sguscia via dall’involucro
d’onde che lo stringe. fuori torna ad essere assenza
di linguaggio: ora è soltanto pelle e patina tempo
e postura mentre l’aria della primavera profuma
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il corpo al centro dell’inverno vede ancora più buie
le strade che portano fuori dalla città verso un’ecologia
di confine tra periferie sfigurate e il grigio negli occhi
molte vite si sbranano qui senza neanche un racconto
basta la rabbia e la tristezza basta per ogni giorno
l’abitudine e per ognuno la morte è la fine del mondo
Da Al centro dell’inverno, L’arcolaio, 2018
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La poetica di Biagio Cepollaro affonda le radici nelle esperienze post-avanguardistiche degli anni Ottanta. Già le prime raccolte, improntate al materialismo e all’espressionismo, risentono dei contatti dell’autore con le più ardite sperimentazioni visive, sonore e verbali. Assieme ai sodali della rivista Baldus, Cepollaro si immerge appieno nell’esperienza del Gruppo 93 apportando il proprio contributo tecnico e critico, che può riassumersi nei concetti di montaggio, citazionismo e pastiche idiolettico. La lingua della trilogia De requie et natura – conclusasi verso la metà degli anni Novanta ? subisce una profonda torsione tesa a rivendicare il potere critico della parola nel magma dell’appiattimento di marca postmodernista. Ma a partire da Versi nuovi ? scritti sul finire del secolo scorso ? e ad arrivare alla recente trilogia del Poema delle qualità, l’autore napoletano riduce il tasso di figuralità dei suoi versi e insegue un grado zero finalizzato a reclamare la priorità di un’esistenza immediata, terrena e immanente, che risente del pensiero buddista, forse ultimo baluardo alla massificazione dei consumi e dell’ideologia capitalistica.
(Da Angelo Petrella, Abstract per il Verri, n. 64, 2017)

Grange Biagio! la famosa foto di (Mesa) [il [taglio] della rovina poetica] è [tagliata] ci sei tu accanto come un angelo custode.
E custode và accanto
alla foto di (Giuliano).
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