

Anna Maria Curci è nata a Roma nel 1960, insegna lingua e cultura tedesca in un liceo statale. È nella redazione della rivista “Periferie”, diretta da Vincenzo Luciani e Manuel Cohen; per il sito “Ticonzero” di PierLuigi Albini ha ideato e cura la rubrica “Il cielo indiviso”. Ha tradotto, tra l’altro, poesie di Lutz Seiler (La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott, Del Vecchio 2012), di Hilde Domin (Il coltello che ricorda, Del Vecchio 2016) e i romanzi Johanna (Del Vecchio 2014) e Pigafetta (Del Vecchio, di prossima pubblicazione) di Felicitas Hoppe. Ha pubblicato i volumi di poesia Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011), Nuove nomenclature e altre poesie (L’arcolaio 2015), Nei giorni per versi (Arcipelago itaca 2019). Di prossima pubblicazione è la raccolta Opera incerta. Insieme a Fabio Michieli è direttore, caporedattore ed editore del lit-blog “Poetarum Silva.”
XVII
Rimescolava i tarocchi sgranati
(i servi intanto azionavano leve).
Disse: «Io credo alla bontà dell’uomo»,
poi diede un morso e ritornò in trincea.
LVI
Appronti con fervore il fortilizio,
scavi fossati, piombi fenditure.
Mai più conoscerai l’amore immenso,
la gratuità sublime dell’idiota.
LXXVIII
Come a un calzino rivoltato in dentro
vado tastando buchi e cuciture
a te, mistero, decriptato a sbafo,
che ritorni per essere incompreso.
LXXX
Chi ci trascende ha fame e reca amore,
non è mai sazia la sua compassione.
Ma noi lo apparecchiamo a nostro agio
o scegliamo il rancore imbellettato.
C
Non ti fai beffe, tu, dei tentativi
miei goffi di affrontarti a viso aperto.
Giorno verrà impassibile e pietoso,
con mano ferma schiuderai il varco.
CXXI
Da queste scaturigini negate
riparto, padre, da lotte e silenzi.
Lembo di lutto circonda le spalle.
Compianto, paradosso dello sprone.
CXXIX
Nelle milizie degli sparpagliati
si accoglie la consegna del silenzio.
Tasche interne si cuciono alle giubbe
per custodire stampe e sovversioni.
CLXX
Resistere ogni giorno, vita attiva
soccorre la memoria bersagliata.
In questa città aperta, piaga e porta,
si leva il canto di liberazione.
Da Nei giorni per versi. Prefazione di Patrizia Sardisco, Arcipelago itaca, 2019.
Il quotidiano diventa oggetto di contemplazione esistenziale. Corporeo e metafisico il movimento metaforico dei versi. I temi sono molteplici e si rincorrono tra le quartine, a volte tessendo delle trame trasversali, dei rimandi che possono essere svelati da una lettura attenta. Infanzia e adolescenza, la famiglia e i suoi volti, l’amicizia, la devozione sensibile verso la poesia, l’arte e la poesia, la natura, gli oggetti e la città amata e contemplata con tenerezza. L’io poetante riconosce con dedizione e meticolosa pazienza l’importanza dello scavo e del taglio di ogni dettaglio superfluo. Scrittura lavorata al tornio con fatica artigiana e sforzo speculativo.
Questa poesia si pone come una sorgente veramente infinita di spunti, stratificazioni ulteriori e preziose, che emergono declinate in modo esponenziale, con una produzione rigogliosa di significato. Attraverso la bellezza di una gabbia metrica elegante e rinnovata, Anna Maria Curci ci offre una lezione emblematica di stile e di senso, che si imprime dinamicamente sulla nostra coscienza. L’ars poetica, qui contenuta, diventa così flusso drammatico e magnetico dell’esperienza comunicativa, metabolizzata e raccolta, antidoto eccellente alla scontata e avvilente ipertrofia linguistica.
(Floriana Coppola)

Anche costì, all’improvviso, della poesia il fiore brilla alto e solitario. Quasi senza fatica, ma forse un poco sconsolato, simile a dei prati le margherite, codesti versi compressi e stimolanti. Il rigore in lingua coniugato, coacervo del pensiero il substrato, ecco l’ntero bagaglio sfoderato. Notevole l’affondo di cose complesse e complicate, ma gradevole l’incontro di codesti versi quasi da un amo arpionati.
L’ha ripubblicato su Paolo Ottaviani's Weblog.