Lirico terapia. Manuel Alegre, Il primo sonetto del portoghese errante.

Il primo sonetto del portoghese errante

Io sono il solitario l’inforestierato

Colui che ha una patria che è già stata

e quella che non è. Io sono l’esiliato

di un paese che non c’è e che mi duole.

Sono l’assente anche se presente 

il sedentario che è partito in viaggio

io sono l’indomito il renitente

colui che restando resta di passaggio.

Io sono quello che appartiene a un solo luogo

perduto come il greco in altra Iliade.

Io sono questo partire questo restare.

E la nave che mi portò via non tornerà.

Io sono forse l’ultimo lusiade

alla ricerca del porto che non c’è.

Manuel Alegre è uno dei maggiori poeti portoghesi contemporanei. In questo sonetto, con chiari riferimenti autobiografici, rende plasticamente la dinamica dell’esserci e non esserci, che non è, evidentemente, soltanto una questione materiale, geografica, ma uno stato dell’essere, diviso fra terra e cielo, materia e spirito, bene e male, disperazione e speranza. 

“Io sono l’esiliato / di un paese che non c’è”: l’esilio dalle sicurezze umane è paradossale, perché non sono la nostra “patria”. Eppure ci “duole” lasciarle, rinunciarvi in favore di una crescita difficile e rischiosa. Questa lotta finirà con l’ultimo respiro: saremo sempre tentati di voltarci indietro, come la moglie di Lot, che diventa una statua di sale, simbolo della paralisi in cui cade chi non coltiva la fiducia nella vita che evolve.

“Sono l’assente anche se presente”: in che percentuale viviamo l’istante? Ci siamo veramente, o siamo lacerati tra rimpianti/rimorsi, da una parte, e sogni irrealizzabili dall’altra? Vivere il presente è possibile solo se il presente stesso si lascia riempire dall’eterno, ossia da un senso non effimero.

“Il sedentario che è partito in viaggio”: la divisione si manifesta anche tra le attitudini personali, l’azione e la contemplazione, il raccoglimento e l’impegno, l’ascolto e la parola. Bisogna perseguire un equilibrio sempre precario e suscettibile di verifiche e rettifiche. 

“Colui che restando resta di passaggio”: l’illusione di aver trovato “un posto” è dura a morire. Il posto non è qui: “Vado a prepararvi un posto” (Gv 14,2), assicura Gesù nel Vangelo, facendo balenare un orizzonte di definitività che è proprio dell’amore. 

“Alla ricerca del porto che non c’è”: l’idea della vita come navigazione risale alla notte dei tempi; la stessa Chiesa è raffigurata con l’immagine della barca, sorpresa spesso da acque tempestose. Ogni resistenza alle difficoltà è radicata nella speranza del porto sospirato. Ma questo non può consistere in una meta sempre esposta alla fine. L’obiettivo “umano, troppo umano”, è il “porto che non c’è”.

Un pensiero su “Lirico terapia. Manuel Alegre, Il primo sonetto del portoghese errante.

  1. S&R

    Essere o non essere…l’eterno dilemma dell’essere umano, lacerato da bisogni e desideri contrastanti e spesso inconciliabili. C’è un”unica speranza che non delude: l’ “orizzonte di definitività che è proprio dell’amore”.
    Grazie!

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