L’UOMO SENZA INVERNO di Luigi La Rosa

L' uomo senza inverno. Storia di un genio dimenticato dell'Impressionismo - Luigi La Rosa - copertinadi Massimo Maugeri

Sono svariati gli elementi che devono essere evidenziati in questo nuovo lavoro letterario di Luigi La Rosa: “L’uomo senza inverno” (Piemme). Intanto la qualità della scrittura (pregio che aveva già caratterizzato i precedenti testi prodotti da questo autore). La scrittura di Luigi La Rosa è dotata, al tempo stesso, di precisione narrativa che non rischia mai di essere superficiale e di impennate liriche che non decadono mai in forme di prosa ampollosa. Anche i dialoghi risultano snelli e credibili e ci riportano, con efficacia, al tempo in cui la narrazione è ambientata. La scrittura è stata preceduta da una intensa e fruttuosa attività di studio e ricerca, di cui l’autore ci dà conto nell’ambito di una nota in chiusura del testo. E poi c’è lui: Gustave Caillebotte. La Rosa lo tratteggia nell’ambito delle complesse dinamiche famigliari, tra i meandri del travagliato rapporto dell’artista con la propria pittura, attraversando la dolente gestione delle questioni sentimentali, interessandosi anche alla passione per il canottaggio. La figura che il romanzo ci restituisce è, dunque, quella di un uomo complesso e poliedrico. Emerge, naturalmente, il Caillebotte pittore e mecenate: uomo di talento e generoso, sempre pronto a sostenere il movimento degli Impressionisti (con risorse proprie derivanti dall’agiatezza dei suoi natali) e i singoli artisti (con prestiti e acquisti di varie opere). Ed emerge, di conseguenza, il rapporto personale intrattenuto con i vari pittori Impressionisti: quello con Monet, artista che versa in un perenne stato di bisogno economico; quello con il polemico Degas, con lo sfuggente Renoir; e con tutti gli artisti che hanno contributo a rendere celebre la corrente pittorica in questione. Ed è per questa ragione che “L’uomo senza inverno” può essere considerato non solo come il romanzo dedicato a Gustave Caillebotte, “genio dimenticato dell’Impressionismo”, ma anche come il Grande Romanzo sull’Impressionismo. E di questo, a Luigi La Rosa, non possiamo che essergli grati.

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