
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
***
Difficile non rimanere colpiti da quest’”osso” montaliano (Ossi di seppia 1925). La scena, cinematografica, ci mostra una sparizione repentina di persone e cose: rimane solo il “nulla”, il “vuoto”. Al di là dei riferimenti culturali (la realtà come inganno), si può cogliere una rivelazione su ciò che veramente vale. Cosa resta, quando tutto crolla?
“Forse un mattino”: è il momento dei cambiamenti, dei nuovi inizi, quando tutto è possibile. Ogni cosa può continuare come prima, ma posso decidermi per una vita nuova in cui spariscono le vecchie abitudini, in cui si inaugura un modo diverso di guardare la realtà: non è questa che cambia, ma lo sguardo.
“Un’aria di vetro / arida”: i cambiamenti nascono spesso da un deserto, da una rinuncia a tutto ciò che a un tratto si sente come inutile. Oppure è l’aridità, l’esaurimento di ogni risorsa a far cambiare rotta, a cercare un senso in altre direzioni.
“Rivolgendomi”: nel linguaggio teologico, il termine indica la conversione, il decidersi per l’Origine, per un progetto che ci supera, e nello stesso tempo ci rivela la nostra identità.
“Vedrò compirsi il miracolo”: è un tema caro a Montale, il miracolo laico, la sorpresa che azzera ciò che rende impossibile la vita, “l’anello che non tiene”, il varco che “ci metta / nel mezzo di una verità “ (I limoni). Siamo in attesa di illuminazioni come queste, che consentono l’accesso al profondo.
“Con un terrore da ubriaco”: sono la paura del nuovo e l’attrazione, la comparsa dell’Altro, il mysterium tremendum et fascinans che è il sacro, attingibile solo con il salto nel “vuoto” della fede.
Poi tutto torna come prima (“come s’uno schermo: l’effetto cinematografico che dicevamo), ma è “troppo tardi”: ormai il “segreto” fa parte della vita. È la peack experience di cui parla Maslow, l’evento che non lascia le cose come prima. Si può scoprire la propria identità in un “mattino” come questo, in cui si alza il sipario sull’essenza.

L’ha ripubblicato su Paolo Ottaviani's Weblog.
si alza il sipario sull’essenza
in queste belle parole è racchiusa l’intera poesia, ed il suo senso.
A volte basta un “forse” a tenerci in vita, a darci speranza.
FORSE UN MATTINO ANDANDO IN UN’ARIA DI VETRO, ARIDA, RIVOLGENDOMI, VEDRÒ COMPIERSI IL MIRACOLO …
L’aridità dell’anima che riflette nel vetro, spera nel compiersi il miracolo della vita che sboccia ogni giorno al sorgere del sole.
Quale miracolo della vita? Vedere rifiorire il deserto in cui l’anima è “prigioniera”