Lirico terapia. Francesco Randazzo, Dentro il frigo ho trovato un cuore

 

Dentro il frigo ho trovato un cuore

Dentro il frigo ho trovato un cuore,

custodito ermeticamente dalla plastica. 

Pulsa ancora, ma stancamente, debole

ma costante. Da non so dove pompa

ancora sangue che evapora subito.

Lo osservo, non l’ho mai visto, ma so

che è il mio. Lei lo ha messo al sicuro.

Lei lo cura e custodisce, così nel freddo, 

si manterrà sano e quando tornerà

dentro di me, quando tornerò in me,

lei sa, non si sarà corrotto, integro

tornerà a battere le ore del sentire,

la scansione esatta e sbilanciata

del sorprendersi ancora innamorati.

Lei è paziente, vive nel suo tempo,

sa tenere il suo cuore al caldo, sempre,

così che io non possa mai dimenticarlo.

Apro quel contenitore e lo prendo.

Apro il mio petto e lo accolgo. 

La guardo, così perfettamente fragile, 

così saldamente sicura, e le dico:

Sono tornato. Ero qua ma non c’ero. 

Sono qui.

E ci baciamo come la prima volta.

Questa poesia di Francesco Randazzo estrae un simbolo potente dal territorio desertico di un mondo ridotto in ginocchio dal coronavirus. Il cuore messo in frigo non è una fuga dalla realtà, ma il gesto forte e fragile che sa custodire, che fa scampare alla morte. Mi vengono in mente le ultime parole del grande canto d’amore di Prévert: donaci un segno di vita, salvaci! Solo l’amore può rompere il diaframma che in periodi di pandemia sembra avvolgere tutto e tutti, creando distanze incolmabili, corrompendo alla radice l’essere relazionale che è l’uomo. Solo per l’offerta d’amore il cuore “si manterrà sano e quando tornerà / dentro di me, quando tornerò in me, / lei lo sa, non si sarà corrotto”. Si tratta di tornare in se stessi, il redire in se ipsum agostiniano, che qui rappresenta la conversione laica necessaria per non morire vivendo.

La conclusione è di quelle che non si dimenticano: “La guardò, così perfettamente fragile, / così saldamente sicura, e le dico: / Sono tornato. Ero qua ma non c’ero. / Sono qui. // E ci baciamo come la prima volta”. L’amore è in grado non solo di garantire la sopravvivenza, ma di rigenerare in modo radicale, rendendo possibile quello che nella fede è un nuovo inizio.

6 pensieri su “Lirico terapia. Francesco Randazzo, Dentro il frigo ho trovato un cuore

  1. hellomiticospank

    Dentro il frigo ho trovato un cuore,
    custodito ermeticamente dalla plastica.
    Pulsa ancora, ma stancamente, debole
    ma costante.

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  2. S&R

    Una poesia d’amore dal verso cristallino e dai simboli potenti: il cuore, il freddo, la paziente attesa, la cura, e infine la rinascita, con l’esplosione di vita che ne consegue.
    Originale e molto azzeccato l’accostamento al tempo del coronavirus!

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  3. ema

    Sarebbe bello tenere il cuore in frigo. Ancora meglio nel freezer ma vivere e’ un’altra cosa.
    L’amore salva sempre ma bisogna saper correre il rischio di pensare che in certi momenti ci abbia abbandonato. Penso sia importante conoscere quel dolore che il “frigo” vorrebbe cancellare.

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  4. Chiara

    Mi viene da sorridere…x associazione..qualche tempo fa ho avuto a che “fare” per il mio lavoro con una signora 70enne, era convinta che Gesù fosse nel frigorifero di casa..lo sentva e lì lo cercava..delirio diciamo simpatico..ma pur sempre delirio..naturalmente vi erano altri disordini del pensiero..e comportamentali e su questi puntammo x la cura..Gesù sta in ogni dove vuole lui..noi non lo avremmo tolto dal suo frigo..

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