
Non è facile trovare nel cinema italiano titoli di musical, almeno di memorabili. Il genere ha due patrie, una d’origine, gli Stati Uniti, l’altra di elezione, l’India, e in particolare Bollyhood (guardate The millionaire del 2008 di Danny Boyle). In Italia è in teatro che ha fatto fortuna grazie alla coppia Garinei e Giovannini. Sul grande schermo niente, solo qualche timido tentativo, poco fortunato (con qualche eccezione). Tra i primi, grazie a qualche passaggio televisivo ricordiamo Carosello napoletano (1954) con Sophia Loren. Si tratta di un film “operistico”, ed infatti è la versione cinematografica di un’ opera teatrale dello stesso regista, Ettore Giannini.

E quando uscì non passò inosservato, se vinse un Grand Prix al Festival di Cannes di quello stesso anno. Un timido ma piacevole tentativo di musical comedy è Gambe d’oro (di cui abbiamo già scritto) diretto nel 1958 da Turi Vasile, con Totò e Paolo Ferrari, molto adatto al genere ma troppo brillante per i canoni della commedia all’italiana. Più fortunati furono una serie di cosiddetti jukebox musical, costruiti sui pezzi famosi di una delle star del momento. Famosi sono quelli di Elvis Presley, mentre in Italia si ricordano quelli di Little Tony (Riderà del 1867, W le donne del 1970) e Gianni Morandi (In ginocchio da te del 1964). A metà strada tra questo e il musical play, in cui le canzoni servono anche alla trama, c’è Mezzanotte d’amore del 1970 di Ettore Maria Fizzarotti, esperto in questo genere, che Wikipedia definisce “musicariello”. Ad interpretarlo c’è la coppia della felicità, Al Bano e Romina Power.

Negli anni ’70 in America sono stati realizzati alcuni capolavori del genere, nella forma della Opera rock (Hair, JCSuperstar, Cats). Niente di paragonabile è stato realizzato in Italia, a parte Ballando ballando (1983), filma unico in cui i passaggi d’epoca sono scanditi dai passi di danza senza bisogno di alcun dialogo verbale. L’unico che accetta la sfida è Adriano Celentano, il quale almeno una volta riesce nell’impresa. Yuppi du (anche di questo film abbiamo già scritto per un altro motivo) esce nel 1975 ed è un grande successo, anche di critica oltre che di pubblico. Ci riprova dieci anni dopo, nel 1985, con Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì. Il film costò molto, 20 miliardi di lire, ma fu un flop. Più fortunato è stato nel 1989, Scugnizzi di Nanni Loy, con Leo Gullotta. Il film racconta le storia di un gruppo di ragazzi detenuti nel riformatorio Nisida di Napoli. E’ davvero singolare che l’ideatore italiano della candid camera nostrana e grottesco regista di satira sociale si sia cimentato con un vero e proprio musical. E il risultato non fu affatto male.

Per ritrovare un altro musical degno di nota dobbiamo fare un grande salto temporale. Nel 2017 esce il pluripremiato Ammore e malavita, opera prima dei fratelli Manetti (Manetti Bros.), con Claudia Gerini e Carlo Buccirosso. Ed è sintomatico che dagli anni ’50 ai giorni nostri questo genere abbia in Italia prevalentemente cantato in napoletano. Insomma, il cinema italiano non è riuscito ad esprimersi in musica. Eppure resta un genere molto prolifico e produttivo: i titoli sono tanti, fino all’ultimissimo La La Land (2016), scritto e diretto da Damien Chazelle, interpretato addirittura dal volto noir di Ryan Gosling. Ma come ci ha insegnato Woody Allen, con quel gioiellino di saggia leggerezza, Tutti dicono I love you (1996), basterebbe guardare il mondo come fossimo dentro un musical per evitare molti drammi. Lo aveva capito anche Nanni Moretti che in Aprile (1998) confessa a se stesso il desiderio di girare un musical su un pasticciere trotzkista, “isolato, calunniato che solo nel suo laboratorio tra le sue paste e le sue torte è felice. E dimentica. E balla.” Eppure, da allora non lo ha ancora girato (o no?).

