
Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese
Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse,
e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina
eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.
Le sue tozze dita come vermi sono grasse
e sono esatte le sue parole come i pesi d’un ginnasta.
Se la ridono i suoi occhiacci da blatta
e i suoi gambali scoccano neri lampi.
Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:
i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio.
Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;
lui, lui solo mazzapicchia e rifila spintoni.
Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:
all’inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio.
Ogni esecuzione, con lui, è una lieta
cuccagna ed un ampio torace di osseta.
È la poesia che è costata all’autore l’arresto e la deportazione. Bisognerebbe meditarla in silenzio, lasciar passare davanti agli occhi la violenza, l’arbitrio, la soppressione tragica della libertà. Siamo lontani dall’arte per l’arte, anche se quella di Osip è raffinatissima: ci troviamo sulla soglia che divide e unisce la scrittura e i destini umani, che trasforma l’ispirazione in denuncia, la dedizione in martirio. Mandel’štam resterà per sempre, nella storia mondiale della poesia, come uno dei testimoni più credibili della forza destabilizzante della letteratura.

Quanto coraggio in questa vita…mi vengono in mente le parole di una canzone di Renato Zero:
Ma qualcuno dovrà crederci
E sfidare la realtà
(…)
Tu lo sai può ancora vincere
Chi ha il coraggio delle idee
“Togliendomi i mari, la corsa e il volo / e dando al piede l’appoggio di una terra coatta / che cosa avete ottenuto? Bel calcolo: / non potevate amputarmi le labbra che si muovono”
Osip Emil’evi? Mandel’štam
Viviamo senza più fiutare …
Parole forti e profonde …