Self-portrait

di Stefanie Golisch

Ho vissuto per sempre, inciampo
ma non inciampo, nel mio oggi di
carne di pietra di primavera sono
la vita che nasce, la vita che muore,
la vita sorpresa tra un respiro e l’altro,
sono la parola che mi tace, il tempo
che passa per e contro di noi, sono
la tigre di tutti, sono

Quando non eravamo ancora nati, tra
caso e destino abbiamo scelto altro,
siamo poveri ma sporchi, montiamo
in sella soltanto quando la meta non
c’è, la risposta alla domanda chi sono
è un corpo pesante di ossa, acque e io,
ancora non mi chiamo

Dove finisce la neve possiamo noi
cominciare,
siamo la neve, la paura
di sbagliare e di non sbagliare, la mia
è la storia di tutti, sono la bocca che
dice sì e no, la fame, la voglia di essere
e di non essere, sono il ricordo del
pomeriggio d’infanzia più lungo,
l’attesa, le ore, l’ora, ora

Un pensiero su “Self-portrait

  1. giorgio stella

    ‘nn dividere il si dal no’ scriveva paul celan – in questa poesia dove l’attesa è l’unica presenza possibile come presenza l’adolescenza espressa nota in un’ infanzia remota x sé medesima ricorre allo statuto dello stato brado – ‘ho vissuto sempre’ … anni luce dopo questo verso ‘dove finisce la neve’ — ancora celan ‘parte di neve’ e la tigre della campo ‘la tigre di tutti, sono’ – mischiando i versi, forse nn noti, si ottiene appunto il filtro che li rende registrati in un io malgrado l’io …[…] quando nn eravamo ancora nati […] –
    spartana questa dolce atene ‘la vita che nasce, la vita che muore’.
    [ormai nn attendo io giorgio stella più risposte mi levo dal blog solo come utente rimango]

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