Poesia italiana del XXI secolo

Luigia Sorrentino è nata a Napoli, vive a Roma e lavora alla RAI. Giornalista professionista, ha collaborato per le pagine culturali di diversi quotidiani. Ha ideato e condotto programmi culturali per la Radio e la Televisione Italiana, con interviste a scrittori, poeti, narratori e artisti di fama internazionale, fra i quali i premi Nobel Derek Walcott, Seamus Heaney, Orhan Pamuk, il Premio Pulitzer Mark Strand, e il grande poeta francese Yves Bonnefoy. Dirige il primo blog della RAI dedicato alla Poesia, all’Arte, alla Letteratura sul sito di Rai News 24.(http://poesia.blog.rainews.it) Ha pubblicato C’è un padre (Manni, 2003); La cattedrale (Il ragazzo innocuo, 2008); L’asse del cuore («Almanacco dello specchio» Mondadori, 2008); La nascita, solo la nascita (Manni, 2009); Olimpia (Interlinea, 2013-2019), Recentemente Olimpia è uscito in America Latina con la Traduzione di Antonio Nazzaro, (Cile, Edizioni RIL, 2020). Un primo studio su Olimpia, tragedia del passaggio (drammaturgia di L. Sorrentino), è andato in scena a Napoli il 16 luglio 2020 nel Giardino Romantico di Palazzo Reale nella rassegna del Napoli Teatro Festival Italia diretta da Ruggero Cappuccio.

Coro 2

c’è una notte arcaica in ognuno di noi 

una notte dalla quale veniamo
una notte piena di stupore
quella perduta identità dei feriti
si popola di volti,
quell’abbraccio mortale

in un tempo sospeso tra mente e cuore
mai la notte fu così stellata

gettati in mare ingoiarono acqua
e pietre, e strisciarono sulla sabbia
e furono in totale discordia
ebbero passi pesanti
e sparirono, sottoterra

il cenno si dissolve
da sé cade il fragile umano
frutto effimero, del mortale

*

Coro 3

nella cintura d’acqua
fluttuava immenso l’indistinto
inattuato attaccava la nebbia
melmosa, non era ancora luce ma
notte continua, durava
in quello spazio la non luce

si volse la notte si volse
bisognosa a noi che aprimmo
lo sguardo alla forma sollevata

solo questo gesto che vede
qualcosa si schiarisce
illumina e avvicina
nell’istante posato
negli occhi che egli chiude

*

Coro 4

la luce si disperdeva,
cadeva la massa corporea
appoggiato alla densità della goccia
egli era là nel suo confine
il mutamento fu uno svanire
arbitrario
dal fondo del vento sprigionava
trascinando fuori da sé
qualcosa che lentamente appare
così in esso
ciò che ripetutamente arriva
entra nel suo sguardo
nel sollevarsi contro la nebulosa
divenne la brezza distesa sull’acqua
a lei si infranse perdutamente
alla nettezza di lei che si apriva
davanti a lei si lasciò cadere, infine
Iperione

Da Olimpia, Interlinea,  Novara, 2013.

La poesia di Luigia Sorrentino usa la parola come un modo in cui la sostanza della realtà prende corpo, acquisisce attributi che danno forma all’anima immutabile ed eterna dei sentimenti e dei pensieri. I versi, pertanto, si allineano dentro il campo cartesiano delimitato dagli elementi della natura. La prosodia è sobria e, solo in apparenza, classica. Il verso, nella sua scansione, lascia una distanza che, invece, di lasciar andare il lettore, lo attrae sapientemente e lo avvolge dentro una danza, tutta poetica, di stacchi e fermate, rallentamenti e fulminei rilanci. 

Questi versi appaiono scaturire da un mondo che conosciamo già, eppure appena ci addentriamo nel sentiero della lettura scopriamo via via di essere penetrati dentro un testo del tutto nuovo, in cui l’esperienza poetica si espande dalla scrittura per diventare un’esperienza esistenziale.

Scrive  Sanda Voïca, poeta e critico, in una recensione uscita su una rivista francese  in occasione della seconda pubblicazione in Francia di “Olympia” nella traduzione di Angèle Paoli e con i disegni di Giulia Napoleone (al Manar, 2019) che queste poesie “sont en apparence difficiles d’accès, pas évident à les appréhender, on tourne autour, parfois déconcerté. Mais une fois entré, on est séduit : nous restons, en même temps que la poète, dans un tâtonnement exquis, d’une ville inouïe.” [ Le poesie sono apparentemente di difficile accesso, non facili da afferrare, ci giriamo intorno, a volte sconcertati. Ma una volta entrati, siamo sedotti: rimaniamo, insieme alla poeta, in uno splendido vagabondare, in una città sconosciuta.]

E, sempre Sanda Voïca: “Grâce à cette lecture, nous partageons l’expérience d’écriture poétique même, expérience où une partie des éléments qui y entrent sont déjà là, mais il y en a d’autres qu’il faut aller les chercher nous-même. ( …) Mais elle a su créer ses propres outils pour dire « l’essentiel ».” [Grazie a questa lettura, condividiamo l’esperienza della scrittura poetica stessa, un’esperienza in cui alcuni degli elementi che vi entrano sono già lì, ma ce ne sono altri che dobbiamo andare a cercare noi stessi. (…) Ma lei ha saputo creare i propri strumenti per dire l’essenziale.” ]

Deus sive Natura. Natura sive Poesia.

(Pasquale Vitagliano)

La foto di Luigia Sorrentino è di Omri Lior.

2 pensieri su “Poesia italiana del XXI secolo

  1. giorgio stella

    Bei versi di Luiga Sorrentino che conosciamo tutti e ringraziamo –
    il ‘poema’ è evaso nello stesso sistema di essere autonomo,
    in poesia io credo un’affermazzione maggiore ne diminuirebbe il valore confermo per fortuna ‘recidivante’ –

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