
Gabriella Sica, originaria della Tuscia, è nata nel 1950, vive a Roma dall’infanzia. Ha ideato e diretto “Prato Pagano” (1979-1987) e pubblicato libri in versi da La famosa vita (1986) e Vicolo del Bologna (1992) a Poesie bambine (1997), Poesie familiari (2001) e Le lacrime delle cose (2009). A dieci anni di distanza è uscito il suo ultimo libro, Tu io e Montale a cena (Interno Poesia, 2019). Tra i riconoscimenti il Premio Internazionale del “Lerici Pea” per l’Opera poetica 2014. Tra i libri in prosa: Emily e le Altre. Con 56 poesie di Emily Dickinson (2010) e Cara Europa che ci guardi. 1915-2015 (2015). Ha realizzato per la Rai sei docufilm (Ungaretti, Montale, Pasolini, Saba, Penna e Caproni), messi durante la pandemia sulla piattaforma RaiPlay: https://www.raiplay.it/programmi/poetidel900.
E appena entro a Villa Borghese
come ogni domenica ti chiamo
al fisso ecco sì che rispondi davvero
la secca stentorea voce
tu laggiù io quassù più in alto
gli spazi sempre tra noi ben divisi.
Ma non sarà così per sempre lo so.
Potresti con Dio darti un po’da fare
e attivare un filo teso e diretto
tra te e me tra i morti e i vivi
inviami un segno fammi un fischio
il tuo dire non è mai stato fioco
dimmi se nell’aldilà ti piace stare
– voglio capire il paradiso
– dicevi – capire la bolletta della luce –
smetti di scherzare e dimmi ora
se il paradiso c’è abbagliante e acceso
e se stupito a starci ti sei deciso
o un po’ soffice lo trovi
se il paradiso c’è e se ci stai scrivi.
10 luglio 2016
*
Oggi siamo tornati alla baracca
Valentino era uscito
non ci ha preparato la sua pasta
al sugo di pomodoro passato
non ha apparecchiato in giardino
ma l’ospitalità non è mancata
il suo fico generoso
che si protende contorto su in alto
ha offerto a ognuno squisiti fichi
dolci in gola estivi
come un foglioso cesto capovolto.
5 agosto 2016
*
Mostrava come scendere le scale
in modo obliquo
senza dare il braccio a nessuno
senza alcuna fatica
le punte in cuoio piegate di sbieco
non dritte di chi avanza
mostrava agli amici il suo stile
come lui si districa
nel verso cauto restìo acuto
spingendolo nel vuoto
con garbo e di lato
e fissando in anticipo uno scarto
con severo estro
nel suo vivace passo di danza
l’eccentrico l’originale il poeta.
Da, Tu io e Montale a cena, Interno Poesia, 2019.
La poesia di Gabriella Sica possiede, oltre la forza di una voce autentica ed essenziale, una grande importanza testimoniale. Rappresenta, infatti, una delle ultime protagoniste della poesia italiana del tardo Novecento. Lei stessa ne è consapevole, tanto che la sua opera nel corso degli anni ha declinato il lessico familiare di una esperienza culturale. La sua raccolta interamente dedicata, in forma di dialogo, a Valentino Zeichen, questo valore assume, insieme ad uno struggente di condivisione di destino. Ciò nonostante, la sua voce contiene tutta la luminosità di un proemio verso il millennio nel quale già da tempo ci siamo inoltrati. Così si sente intensamente che la sua poesia è sempre legata ad un referente, senza mai essere autoreferenziale, un luogo, l’interlocutore, un oggetto, un sentimento mai vago, il significato stesso delle parole usate e delle cose indicate. E’ una poesia precisa, dialogante. Non c’è più alcuna polarizzazione soggetto-oggetto. La scrittura poetica esiste e basta, in tutta la sua energia di attrazione del lettore. Ed esiste senza mai recludersi dentro le mura dei significati, sapendo che al di là delle tende chiuse della parola persiste ancora il mistero di altri mondi.
(Pasquale Vitagliano)
La foto è di Dino Ignani.

Un errore nel mio commento. Desideravo porre il mio gradimento, grazie!