Poeti, scrittori, artisti hanno riservato all’universo oggettuale quello che i latini chiamavano studium, un’attenzione sorretta da una profonda ragionata dedizione agli oggetti d’uso e non, considerando che essi definiscono i percorsi dell’uomo sulla terra, la sua storia, i suoi destini, l’inesauribile facoltà creativa e anche, perché no, distruttiva.
Limitando lo sguardo a grandi opere di autori a noi più prossimi, viene da pensare, per esempio, a Le cose e a La vita istruzioni per l’uso di George Perec o a Il partito preso delle cose di Francis Ponge. Ed è un esergo da Ponge che spicca tra le pur significative citazioni che Barbara Carle appone al suo ultimo libro in versi disegnando, legittimamente, un’ideale parentela col poeta francese.
Ne Il partito preso delle cose Ponge esplora un universo oggettuale umile, minuscolo con acribia lenticolare unita a passione e sottigliezza visionaria. Barbara Carle intrattiene con gli oggetti un tenace rapporto amoroso e di gioco. Una resa puntuale, esaustiva della loro morfologia, dei loro cromatismi, delle loro virtù tattili e olfattive con delicate metafore, contaminazione di forme ed essenze oggettuali, bellissime sinestesie (La bottiglia rotonda contiene / l’essenza dei gelsomini al crepuscolo / fa più intenso il profumo / dolce piccante del mazzo / evoca l’aroma del buio), e insieme segretezza, mistero sui loro nomi, che vengono comunque svelati nell’indice del libro con giocoso e perciò serissimo spirito istruttivo.
Il titolo della raccolta Touching what remains / Toccare quello che resta nella versione inglese e italiana, con testi a fronte, funziona come dichiarazione di intenti e quale esortazione vibrata, colma di pathos perché si dia accudimento sensoriale, di memoria, di sacralità a ciò che resta, alle cose che tocca strenuamente custodire amare curare a salvaguardia peraltro della nostra salute psichica e morale. Cose che la smania consumistica condanna all’oblio. O quantomeno all’ininfluenza nel getto continuo della produzione industriale regolata da logiche mercantilistiche.
Toccare quello che resta è uscito per le edizioni Ghenomena nell’anno in corso 2021. È la seconda edizione del libro pubblicato, sempre da Ghenomena, undici anni fa, vale a dire nel 2009. Come avverte in una nota al lettore (altra significativa dichiarazione di intenti e di scelta linguistica, l’italiano, che la poetessa, docente di italianistica alla California State University di Sacramento, elegge a lingua di appartenenza riallacciandosi all’insegnamento dei sommi poeti italiani del passato) Barbara Carle, salvo qualche esclusione di cui dà debitamente conto, ripropone la raccolta sottoponendola tuttavia a rimodulazioni espressive, scavi verbali e meditativi che ne fanno nella sostanza un libro nuovo.
Siamo alla vera poesia. Alla perseveranza, all’ossessione oserei dire, che ne sono il lievito e che portano l’autrice a versi di mistico smarrimento nelle tramature e nei materiali costitutivi degli oggetti: Sono persa nella maglie lanuginose / dentro le lunghe morbide maniche / orlate di nodi scuri e di pallidi cappi / nel vuoto tramato del tessuto.
Vale citare quanto Carle afferma a un certo punto nella nota della prima edizione rivolgendosi al lettore: che le sue poesie sono “numerate, tutte ispirate da diversi oggetti”. E che “i titoli sono stati omessi apposta per evitare di ridurre la poesia al suo titolo, per non condizionare il lettore”, ossia per farne parte attiva nella loro costruzione e nel loro impianto espressivo. Ecco il gioco cui si accennava prima, ma ecco, al tempo stesso, la poesia aperta alle più feconde, inedite contaminazioni.
Ecco dunque forme e materie oggettuali anche diverse in reciproco scambio, e intrise di visioni, nostalgie, affetti, ricordi (a volte lancinanti) che ne arricchiscono la portata e il senso: L’azzurro del cielo brilla sui vetri / il mare dei tuoi occhi scorre attraverso / la finestra, si fonde nel fremito / dell’aria mentre si schiara di rosso / si estingue, si riprende, dipende / dal cristallo. Il giallo si difende / si ferma nella cornice…/ E ancora: La sua aria assorbe la tensione della testa e del collo. / Accoglie la stanchezza in un letto cerebrale. / Le tenere piume liberano ogni preoccupazione …/ La sofficità convoca la pace e il silenzio. / L’arrendevole gentilezza scarcera il sogno.
Barbara Carle, Touching What Remais, Toccare quello resta, Ghenomena 2021

