Abele Longo è nato a Depressa (Lecce) nel 1963, si è laureato in Dams all’Università di Bologna e ha proseguito gli studi in Inghilterra, conseguendo un Master in Television and Film Studies presso l’Università di Westminster e un dottorato in cinema italiano, con una tesi sulla rappresentazione di Palermo nel cinema di Ciprì e Maresco, presso la Middlesex University di Londra. Insegna alla Middlesex University di Londra traduzione audiovisiva e letteraria. Tra le sue pubblicazioni: Danilo Dolci – Environmental Education and Empowerment (Springer 2020); ‘Roma, viandanza dell’esilio. Rafael Alberti tradotto da Vittorio Bodini’ in N. di Nunzio and F. Ragni (2014) “Già troppe volte esuli” Letteratura di frontiera e di esilio, Morlacchi Editore, Perugia; ‘The Cinema of Ciprì and Maresco: Kynicism as a Form of Resistance’, in W. Hope (2010) Italian Film Directors in the New Millennium, Cambridge Scholars Publishing, Cambridge; “Subtitling the Italian South”, in J. Díaz-Cintas (2009), New Trends in Audiovisual Translation, Multilingual Matters, Bristol; “Palermo in the Films of Ciprì and Maresco”, in R. Lumley and J. Foot (2004) Italian Cityscapes, Culture and Urban Change in Contemporary Italy, Exeter University Press, Exeter. Co-autore della pièce teatrale Il Valzer di Vittorino, messa in scena da Ippolito Chiarello nel 2009. Ha pubblicato per le Edizioni Accademia di Terra d’Otranto – Neobar: la raccolta Reversibilità (2012); come co-autore Pugliamondo (2010); e con il collettivo “Poeti per don Tonino Bello”: La Versione di Giuseppe (2011) e Un sandalo per Rut (2014). Fa parte, con la silloge “Terra di nessuno”, dell’antologia, a cura di Giorgio Linguaglossa, Il rumore delle parole Poeti del Sud, Edilet Edizioni Letterarie, 2015.
Trent’anni marinaio
(ad Augusto Benemeglio)
dentro di noi c’è di tutto, le radici del gemito e la violenza delle tempeste
Augusto Benemeglio
I
Trent’anni marinaio
Trent’anni come Drogo nel deserto
e niente più mi attende
se non lo sguardo perso dei pensieri
II
sale il mare di Gallipoli
stringe i polsi del malladrone
sangue languido di melagrana
sale sulla colonna lo stilita
il prete bello lampara
in mezzo al mare
sale sulla quercia Totò Toma
è morto e non se n’è accorto
borracho de madrugada
sale a bocca aperta Giuseppe Desa
di un fazzoletto di terra
l’azzurro più intenso
III
(so che a mia figlia lascerò un sorriso)
Il vento vola via il cappello
l’immagine seppia con la barba
dissolve nel campo totale
La gru cattura
un raggio di luna
sudore che riga la fronte
Sospeso all’amo
l’occhio di pesce
trabocca di sabbia e catrame
attraversa e sfilaccia la vita
sguscia vuoto nel vuoto
Sarà il padreterno a cercarci
tra nuvole di mosche
là dove l’anima si addensa
sprofonda nel limo del mare
Da Reversibilità, 2012.
*
Mappe
In una terra senza corsi d’acqua
m’inventai un ruscello dietro casa
Vennero in missione punitiva
raccontare balle non stava bene
ma se ne stettero ad ascoltarmi
e fumammo le nazionali
Parliamo ora di equilibrio
ma l’ascolto è gutturale
ha bisogno del vivavoce
ogni gioia si accomoda come
la tristezza all’odore della pioggia
Fermi tra un treno e l’altro
propositi e pensieri
a perderci è la vista
lo spazio oltre lo schermo
Molto meglio il libro delle letture
piccoli neri persi nella giungla
Il sussidiario dice
che ci inghiottirà il mare
e man mano che la cartina scende
spariscono i nostri nomi
Da Terra di nessuno, 2015.
*
Chacabuco
(a Salomón Meckled)
Aquellos que todo lo ven
y no llaman a las cosas por su nombre
están locos.
Ciaran Cosgrove tradotto da Salomón Meckled
Chacabuco oficina salitera
nel deserto Atacama al nord del Cile
città di miniere e mine
fino al giorno in cui il nitrato sintetico
ne decretò la fine come Humberstone
Santa Laura aveva un suo teatro
passatempo di facce di polvere
di salnitro rammentate da un cartello
di non farsi illusioni ogni volta
che scendevano nelle miniere
Arrivò a Chacabuco dopo il golpe
la città fantasma prese
vita come campo per artisti
avvocati intellettuali
gli stessi minatori di un tempo
testardi oppositori del regime
Si difese dal cielo sterminato
leggendo di teatro progettando
di sollevare il morale inscenando
The Dumb Waiter di Pinter
delirante nonsense di killer
in attesa che non convinse
le guardie sospettose
A Pinter scrisse una volta arrivato
in Inghilterra dove angustiato
si affidò alla parola
email lunghe sul mondo che cambia
la stampante che non funziona
debiti e plagi di studenti
a cui passò l’impeto a partire
Nel frattempo a Chacabuco
i soldati se ne andavano
seminando mine a seppellire
la vergogna il taglio che squarcia
le geometrie del cielo
un uomo basta a recidere l’ordigno
Roberto Saldívar fece ritorno
memoriale vivente
ad accogliere al cancello zelante
manipoli di sparuti turisti
L’ultima volta che ci sentimmo
speravo ti sbagliassi
che fosse la tua vecchia ipocondria
non so cosa tornò di Chacabuco
dopo che il medico si ostinava
a proibirti un’ultima sigaretta
ma so cosa ti ricordava quel Caronte
un amico simile alla tua ombra
che ti aspettò all’alba trepidante
e per sempre l’ombra ti portò via
Da Scrittura con vista, di prossima pubblicazione.
Laddove la sua scrittura provoca soprassalto o straniamento, ciò accade non per stranezze lessicali, ma piuttosto per interruzioni sintattiche, inattesi mutamenti di scena, ripetersi ipnotico di versi. Così l’intera raccolta esprime una tecnica compositiva non ascrivibile alla fissità di nessuna forma, anzi. Si direbbe che il poeta appare come di-vertirsi nel voler scegliere di volta in volta struttura metrica o non metrica, scansione o non scansione strofica, lunghezza, registro, tono (nelle varianti di affabulazione, invocazione, favola, semi-invettiva, epigramma, etc.). Eppure in questo suo non volersi conformare, e forse proprio grazie a questa insofferenza e scelta di assoluta naturalezza di sguardo, avvertiamo lungo le pagine il personalissimo timbro, l’impronta genetica di una densa parola, la cifra matura di un poeta.
(Annamaria Ferramosca, dalla prefazione di Reversibilità, 2012)

Ciao, Abele. Grazie di aver pubblicato quella specie di poemetto che mi riguarda direttamente, una delle cose più belle e gratificanti perché è ricca di autenticità, di fratellanza, di amicizia vera. Saluti a tua moglie e alla piccola ( ma ora sarà una signorina) Sophie. Un abbraccio. Augusto