Poesia italiana del XXI secolo

 

Gianpaolo M. Mastropasqua nasce nel “Sud del Sud dei Santi” nel 1979 dove in controtendenza ritorna nel 2016. Medico Psichiatra e Maestro di Musica, vive tra Santeramo in Colle, Brescia e Siviglia. Attualmente lavora come Dirigente Medico nel DSM – ASL Lecce. Ultimi libri pubblicati: Viaggio salvatico (Ed. Fallone, 2018, prefazione di Giuseppe Conte, Premio Internazionale Nabokov), Ologramma in La minore – Accordatura orchestrale 432 Hz (Ed. Caosfera, 2019, note di Tomaso Kemeny e Valentina Colonna, Premio Speciale del Presidente delle Giurie Bologna in Lettere). Presente nell’Atlante della Poesia Contemporanea “Ossigeno nascente” dell’Università di Bologna, in VIP (Voice of Italian Poetry) dell’Università di Torino e in Poetry Sound Library – Mappa Poetico-sonora della Poesia Mondiale, durante l’Expo di Milano tra i poeti italiani per il “Bombardeo de Poemas sobre Milan” opera del collettivo cileno Casagrande. Ha ideato e co-diretto il Grand Tour Poetico. É uno dei 7 poeti contemporanei italiani protagonisti del film-documentario della regista Donatella Baglivo “Il futuro in una poesia” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Tradotto in spagnolo, rumeno, tedesco, inglese, greco, turco e cinese. Nel 2021 ha ricevuto i riconoscimenti internazionali Premio D’Eccellenza alla Cultura “Citta del Galateo” in Roma,  il “The Light of Galata” dell’Istanbul Arts Culture and Tourism, attribuito a 65 artisti di 19 paesi del mondo per essere “Luce scintillante nel campo delle Arti” e il Naji Naaman Lierary Prize per la Creatività.

Verso It

 

Verrà il mattino dei polpastrelli

delle tastiere umane, delle danze d’acciaio,

nelle risate digitali abiterà dio:

dimenticate i nomi, gli assalti notturni

del silenzio, il prete cibernetico

respirerà tra i muri, oltrepassandoli.

Bruceranno limpidi gli alberi tatuati

e quel sapore d’ignoto, che viveva

tra le dita, sarà ruggine purissima;

per le strade correremo a squarciagola

divorando le ultime foglie, come bestie.

La creatura partorirà nella rete

virus bambini che giocano a nascondino

prendendo gli occhi nel primo vagito

saranno ovunque ad attenderci, saremo

lettere – un unico libro mai visto.

 

Dall’antologia Verso i bit, Ed. LietoColle, 2005.

 

*

 

Campi dello stupore

 

Quando torneranno i baci dispersi

a cucire le labbra dei morti

come la primavera nella tela

dei giorni più incerti ed eterni

e torneranno per fiorire ancora

nel cranio di un sacro silenzio

a proferire parole impossibili

alle orecchie zoppicanti dei viandanti,

quando giungeranno alle mie mani

spezzate, nei versi di una preghiera

infantile come un principio di gioia

come una ninnananna oscura

che ci culla dalla notte dei sensi

fino alla pazzia di un corpo urlante

abbandonato da Dio per sognare

un nuovo amore, le montagne sessuali,

il calore, il seno della nascita, l’odore,

lo stupore il tuo culo un fiore.

 

Inedito, 2021.

 

*

 

Il pandemico tenore

 

Quando mi aggrediva la solitudine

come un demente inferocito

come una piazza vuota di folla

nei passi pesanti del coprifuoco

i capelli imbizzarriti dal sanguinante

squarcio, una maschera rotta il volto.

Quando mi abbracciava la solitudine

come una famiglia scomparsa, oppure

mi baciava con la passione sfrontata

del primo amore adolescente e definitivo

fumando l’ultima sigaretta menzoniera.

Quando mi saliva risaliva la solitudine

come una montagna sacra, cancellando

i punti cardinali della frana umana,

io nell’inappartenenza mi appartenevo

e non fiorivo nell’acqua di un pianto

né crescevo nel sole idiota del visibile

estraneo a me stesso e al tempo

raccoglievo i frammenti del mio corpo

a pezzi, transumanavo l’esistenza

ricomponendo il mosaico di tutte le vite,

né per la poesia né per il canto morivo

quando la solitudine mi condannava a creare

bestemmie celesti, o tirava pugni maldestri

nello stomaco infinito fino alla tosse,

gridava la pazzia compiaciuta svegliati

hai quarant’anni ormai, la fine è vicina,

il tuo gioco dissoluto, il tuo seme senza eredi.

Ma io sorridevo con la morte tra i denti

perché ritornare a casa e ancora ritornare

superstite e selciato a completare l’impronta.

Sapevo la mia età, sapevo l’età del mondo,

basta chiudere gli occhi per l’incommensurabile

compassione, ecco la visione, ecco la visione:

impugnare il clarinetto come una spada,

come allora, uccidere la figura nota.

Povera donna della mia vita,

estasi tardiva, occhietti malinconici,

perdona il mio essere altrove

facciamo un figlio prima della siccità.

 

Inedito, 2021.

La poesia di Mastropasqua possiede la struttura di uno spartito musicale. La melodia intima è data da una prosodia apparentemente libera, mentre una non comune potenza visionaria inquadra il flusso del verso dentro una sequenza ritmica incalzante e allo stesso tempo densa e vigile. Il repertorio poetico elude gli oggetti e sembra indifferente agli ambienti esterni. Al centro del viaggio c’è sempre l’ Io-poetico in emersione dalle città sepolte della propria coscienza. Ecco che l’oggettivazione avviene per materializzazione della dimensione interiore dell’autore che prende possesso della realtà. I paesaggi prendono forma dall’universo onirico e si animano in una serie di scenari metafisici. Eppure, questa poesia riesce a dialogare con i nostri sensi, ha la facoltà di metterci in comunicazione con il mondo, inavvertitamente è capace di (ri) connetterci con il nostro passato. Può sembrare, persino, un’alchimia.

(Pasquale Vitagliano)

Foto di Dino Ignani.

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