di Kika Bohr

L’ho vista una sola volta a Nizza circa una decina d’anni fa. Era molto amica della madre di una mia cara amica. Aveva più di ottant’anni ma mi è sembrata meravigliosa. La sua bellezza, certo un po’ cosciente di sé, allo stesso tempo molto curata ma con un non so che di leggero, mi è parsa l’incarnazione dello charme francese. Eravamo andate a prenderla con la Cinquecento alla sua residenza per anziani (di lusso ma fuori città) e lei era parsa molto felice di fare un giretto con noi, lei che aveva posseduto una MG era salita con grazia sul mio “catorcio”. L’amica mia ogni tanto mi dava sue notizie – eravamo entrambe in ammirazione per il suo atteggiamento positivo verso la vita che scorre – e mi raccontava ad esempio il suo entusiasmo nel frequentare il corso di yoga al centro anziani, lei che da giovane praticava lo Sirsasana, la verticale sulla testa. Immaginavo la sua figura slanciata capovolta – sempre in tuta aderente nera, mi assicurava l’amica comune. E poi c’è stato il Covid…
Il due di agosto di quest’anno, d’accordo coi suoi figli (d’accordo coi suoi figli???) lei ha deciso di andare in Svizzera e di “farla finita”. Hanno prenotato un aereo per Zurigo e tutti e tre l’hanno accompagnata. Una mail della mia amica e questo mito della felicità mi è crollato e non ho potuto trattenere lacrime di impotenza. Cosa sarà successo nel frattempo? Il lungo “confinement” delle RSA per l’emergenza Covid?, la lontananza dei suoi figli residenti all’estero ? La dipartita di suo marito e delle sue amiche? Cosa sarà successo? Effettivamente dieci anni sono tanti ma io continuavo a immaginarmela nella sua vetusta bellezza fru-fru e la sua figura mi aiutava a guardare con più disinvoltura le mie rughe allo specchio….
Per fortuna la mia amica che sta preparando un librino di ricordi di lei mi ha raccontato varie storie e quella vita così piena mi ha un po’ consolato.
Francine era cresciuta in Iran (al tempo Persia) suo padre era il responsabile della scuola francese di Teheran. Un’infanzia felice e spensierata con suo fratello che purtroppo muore giovanissimo. Poi studi in Francia e incontro con un marito, Gilbert, uomo molto affascinante e un po’ ambizioso. Partono entrambi per insegnare nelle scuole all’estero e prima si trovano in Marocco a Marrakech poi a Casablanca dove per l’appunto incontrano la famiglia della mia amica, loro colleghi. (È proprio lì, in Marocco che l’amica ricorda Francine a bordo piscina in bikini e sotto i portici della scuola con un vestitino svolazzante all’ultima moda.) Poi Gilbert e Francine vengono trasferiti dal loro Ministero all’Isola della Riunione, regione francese d’Oltremare vicino al Madagascar. Poi tornano in madrepatria e comprano un piccolo appartamento di lusso al “Château Saint-Anne”, appartamento troppo piccolo per loro, dice la mia amica, ma arredato col massimo gusto, con oggetti di design e mobili e tappeti orientali, ricordi delle peregrinazioni passate. Purtroppo il marito Gilbert con cui si davano amorevolmente del “voi” in pubblico, muore precocemente, Francine sopporta con coraggio e si consola un po’ leggendo o piuttosto rileggendo il suo amato Proust, poi Modiano, e frequentando il cinema d’essai, spostandosi con la sua Twingo e meditando davanti alle palme della Place Masséna.
(I due disegni che vedete in questa pagina sono miei)

