di Kika Bohr
Ecco il seguito dell’intervista con Rita Vitali Rosati (la cui prima parte potete vedere qui)
Kika: – Ricordo ” Per fortuna ci sono anch’io ” una performance…
Rita: – Ricordo concretamente anch’io e non è solo un ricordo proustiano, così com’è indicato nella domanda, ma il tempo di questa performance si connota come una realtà che oggi è essenziale nella storia del mio curriculum. Per fortuna ci sono anch’io , ha visualizzato in uno slogan il progetto di accelerare l’urgenza di riconsegnare alla memoria un passaggio fondamentale che è stato quello del futurismo di Marinetti e del dadaismo del giovane Evola. Facendo della provocazione un segno che come quello di Zorro, indica che dove c’è sfida, c’è anche una belligeranza perché partendo dalla constatazione che da sempre “c’est l’argent qui fait la guerre” le grandi mostre istituzionalizzate si fanno con i grandi forzieri di Stato. Si è trattato di riformulare un evento avendo come obiettivo quello di duplicare, clonare la mega-mostra “Gentile da Fabriano” e company e l’altro Rinascimento, affrontando un improbabile braccio di ferro con l’ignaro Francesco Merloni. Utilizzando il linguaggio e la struttura di una campagna pubblicitaria virtuale, con poster, locandine, comunicati stampa, volantini, intervallati e accompagnati da una serie di azioni diversificate, occupando spazi non usuali dell’arte (per esempio l’aereo che vola trascinando il mio slogan preferito “Per fortuna ci sono anch’io” vero tormentone come ogni carosello che si rispetti).

Rita Vitali Rosati, 2006









La casa di via Cesarini 81 apparentemente mostra quattro piani ma in realtà sul quarto pianerottolo si può vedere una gigantesca porta di metallo ben camuffata con una piccola maniglia girevole. Aprendola appare una scala di granito molto ripida e storta con in cima una semplice ringhiera in legno. Porta ai solai, al terrazzo e portava alle abitazioni della famiglia Mucci e dei Biro.







