di Kika Bohr
Conosco l’artista e fotografa Rita Vitali Rosati da una ventina d’anni. È nata a Milano ma vive a Fabriano e, a Milano dove abito io, ci viene raramente. Ci siamo incontrate la prima volta sul Gargano, a un simposio di pittura e abbiamo subito simpatizzato. La nostra amicizia è fatta da lunghi silenzi e brevi incontri che sono sempre delle sorprese. L’ultima volta che l’ho vista è alla presentazione di un suo libro dal titolo terribile: Ammmorte con tre “M”. Quando mi ha mandato l’invito subito l’ho chiamata al telefono molto spaventata. Lei mi ha un po’ rassicurata dicendomi che personalmente non voleva ammazzare nessuno ma che si trattava della pena di morte. Un libro fotografico.
Rita in tutti questi anni mi ha mandato alcune delle sue deliziose cartoline-foto-finte pubblicità. Mi sono poi procurata tre libri suoi, fotografici (Inventario, Ahi! e La passiflora non è una passeggiata en plein air). I due primi sono in b/n con interventi personali e a volte scritte sulle foto (come nelle cartoline), il terzo invece è a colori con poesie anche di altri autori ed è molto provocatorio e coraggioso, sul tema del decadimento fisico e della malattia.
Ma questo ultimo libro sulla condanna a morte?
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