Costruire mondi (possibili e impossibili)

di Kika Bohr

Ordine e Caos: installazione, legno e cartone (42x42x20 cm) 2013

Premessa

Mi piacciono i presepi! Non che sia particolarmente religiosa, ma, belli o brutti che siano, i presepi mi entusiasmano. I piccoli presepi provenzali multicolori in terracotta dipinta, quelli peruviani in mollica di pane, minuscoli, rinchiusi in una scatola di cerini dai colori squillanti, quelli grandi e raffinati, napoletani…. Ricordo della mia infanzia quelli bellissimi dei miei nonni materni e paterni che però non potevano fare concorrenza a quello dei vicini di casa, con le sue figurine di plastica dipinta anni cinquanta, capanna di cartone dal tetto grigio, gallinelle e oche ben piantate nel muschio comprato dall’ortolano sotto casa.

Il presepe è proprio la ricostruzione di un mondo, e la curiosità di contemplare altri mondi possibili può arrivare a farci spingere la porta di una chiesa anche lontana per curiosare su come la tradizione sia stata interpretata.

Di un presepe della scuola elementare ricordo poco la rappresentazione stilizzata della sacra famiglia ma ricordo bene invece che la maestra aveva fatto costruire a ognuno di noi una casetta di carta formata da “un cubo sormontato da una piramide” costruito con un foglio del nostro quaderno a quadretti. Si potevano disegnare porte, finestre e balconi a volontà. Il marito della maestra aveva poi sistemato delle piccole luci in tutte le casette. Il fatto di “esserci” di far parte di quel presepe era quasi come essere ammessi a far parte del mondo.

un gioco di costruzioni…

Nei vari anni ho costruito una decina di presepi, ma uno dei miei preferiti per varie ragioni è un presepe-non presepe intitolato “Ordine e Caos”. È formato da una spessa cornice di legno poggiato in orizzontale che sembra quasi i bastioni di una città con dentro un buon numero di parallelepipedi di legno, che possono rappresentare case, torri o grattaceli secondo le interpretazioni.[1]
Il legno di questi elementi verticali è derivato da pezzi di radica per pipe, difettosi e quindi non utilizzabili per la lavorazione delle pipe, che mi ha regalato mio fratello alcuni anni fa.
La cornice, trovata per strada vicino a via Massarani poco prima del mio trasloco, potrebbe essere stata una cornice per un orologio a muro – lo dico perché è strano il fatto che sul lato abbia una cerniera e che possa aprirsi: probabilmente c’era sopra un vetro. Comunque, posta orizzontalmente dà un’impressione di forza.
E poi, guardando meglio, ecco due cosettine di cartone…

I piccoli personaggi in cartone (con colori ad olio e nei colori tradizionali dei presepi), un umano che indica una meta e trascina un asino con sopra un’altra figura avvolta in un mantello, sono interpretabili come le peregrinazioni prima della nascita o come una fuga in Egitto. Indica una meta, il personaggio in piedi, ma la cosa ci sembra difficile e le scommesse restano aperte…

[1]Riporto un testo scritto in proposito dal prof. Menin:

ORDINE E CAOS. ….Qui l’angoscia dell’Avvento di un’imminente natività riprende tutte le tematiche precedenti, ma senza ideologie. Il risultato dipende dalla prospettiva che adottiamo: per la città ordinata il caos è rappresentato da quei due profughi, soli. Ma se ribaltiamo lo sguardo il caos è quel mondo di torri un po’ aggressive che circondano una piccola piazza dove su un asino Giuseppe e Maria cercano invano un albergo. E il Caos, per Kika Bohr, non è il male, ma solo la condizione iniziale, dove tutte le potenzialità sono in nuce, non ancora scatenate. Un caos cittadino che attira i profughi, oppure il caos di un’umanità pulsante venuta da lontano a disturbare i giochi della città moderna.(Roberto Menin 2013)

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