di Kika Bohr
Ritratti femminili
Questa galleria di ritratti di ragazze e di donne che sono state assunte a servizio da mio nonno Paul a Ginevra, è il frutto di racconti che mi sono stati fatti da mia madre Chris. Per chiarezza vi dirò che la famiglia era così composta: Nonno Paul (separato, molto occupato col suo negozio, una parafarmacia), J.P. il figlio maggiore (fino alla maturità messo a studiare in collegio, poi diventato farmacista), mia zia Mo (poi diventata fisioterapista) e Chris. Mia nonna Al non era con loro perché separata, e in quegli anni le donne che avevano “abbandonato il tetto coniugale” non avevano pressoché nessun diritto. Ma torniamo a ricordare questa serie di persone che per quasi due decenni hanno svolto il ruolo di governanti, cuoche, donne-tutto-fare, a volte di sorelle maggiori. Come nella bella canzone di Stromae, Santé, in cui il famoso cantante belga brinda a tutte le persone che non possono farlo, io qui vorrei ringraziarle tutte e immaginarle con dei quadri che fanno parte del nostro immaginario collettivo. 
ÉMILIE era giovane e robusta. Quando, carponi, stendeva la cera sul pavimento, permetteva alle bambine di salirle in groppa. (La possiamo immaginare come una bellezza alla Renoir).

ADÈLE invece non era più tanto giovane (avrà avuto sui quarant’anni), aveva lavorato come operaia in una fabbrica di armi a Ginevra, era bassa di statura con un viso foruncoloso, brutta e gentile. I suoi racconti sulla guerra e sulla fabbricazione delle armi, come il suo viso da rospo, erano inquietanti. (Forse L’urlo di Munch potrebbe ricordarla)

MADAME COUSIN non era né giovane né di origine campagnola, aveva all’incirca cinquant’anni, era piccolotta e paffutella, capelli ricci e corti come si usava all’epoca con la “permanente”. Assomigliava ad Adèle ma era più bella. Non aveva molti rapporti con la figliolanza perché appena possibile si rifugiava nella sua stanza per bere. Beveva soprattutto aperitivi che nascondeva nelle brocche del latte. Ogni tanto camminava con passi incerti. Un giorno che era entrata in sala ondeggiando e portando una pila di piatti, (e anche la zuppiera), il suo sguardo fisso aveva incontrato quello fisso e furibondo di nonno Paul: successe la “catastrofe”, lei inciampò e mollò tutto. Il prezioso servizio andò in frantumi, la zuppa si rovesciò sul tappeto e lei perse il posto. Fu una grave perdita anche perché lei cucinava molto bene. (Come quadro penserei la bevitrice di assenzio di Degas)

LA SAVOIARDA era molto anziana, molto gentile, lavorava continuamente a maglia. Confezionava calzettoni e babbucce per il letto e sciarpe per tutta la famiglia. Cucinava ottimi piatti regionali savoiardi: formaggi e “poulente” (la polenta) che non piaceva però al padrone di casa ma molto alle due ragazze, (il figlio maschio invece studiava in un collegio e quindi non era quasi mai a casa). Lei non raccontava la sua vita. Aveva uno chignon di capelli grigi (un po’ come più tardi quello di Anna) era magra e un po’ maliziosa, scherzosa. Era gentile ma non cercava troppo il contatto. Rimase due o tre anni. (Un quadro di Segantini potrebbe rappresentarla)

MADAME MÄRKI, tedesca, arrivò dopo la guerra. Era molto magra. Era stata curata a lungo in un sanatorio svizzero per la tubercolosi. Lei raccontava della vita in sanatorio e di suo figlio di quindici anni, un bel ragazzo. È stata la prima a parlare sul come fare per non aver figli, metodi molto primitivi. Chris che ha 12-13 anni si spaventa molto ma poi pensa che forse quelli saranno metodi da sanatorio… Mostra foto di quando era giovane e bella (una bella tedesca bionda, come un’attrice) ed era triste vedere come fosse diventata vecchia e malaticcia. (Celle qui fut la belle haumière di Rodin)

UNA GIOVANE SIGNORA che abitava nella stessa casa e che aspettava un bambino. Per la prima volta Chris e sua sorella videro crescere un bambino nella pancia materna. A Chris non piaceva troppo quel marito che obbligava sua moglie a lavorare e che abitava al piano sotto di loro. È rimasta lì un anno circa poi si è trasferita in Vallese. (Si penserebbe a una figura di Gauguin)

LA SILVETTE giovane e carina, una vera sorella maggiore per Chris. Quando andava a fare acquisti in centro, permetteva a Chris di accompagnarla con i pattini a rotelle! Cosa comprava? Biancheria per la casa, biancheria intima per tutti. Mentre cucinava raccontava a Chris i film visti nel suo giorno libero ed erano appassionanti, soprattutto i film russi. Purtroppo le piaceva molto giocare a pingpong con J. P., il fratello maggiore, che aveva una ventina d’anni e studiava farmacia all’università. Si chiudevano a chiave nella sala del pingpong … cioè nella sala da pranzo, finché, sorpresi dal padre del ragazzo, il nonno Paul, fu “pregata di trovarsi un altro posto di lavoro”. Brunetta e dagli occhi nerissimi, i capelli lunghi fino alle spalle, Silvette pareva una piccola star e Chris l’ha molto rimpianta. Era figlia di una famiglia povera e molto numerosa (6-7 figli) del quartiere Les Acacias, allora alla periferia di Ginevra. (Avrebbe potuto fare da modella a Matisse).

JULIETTE è stata da subito una vera amica per Chris. Arrivava dalla città di Fribourg ma era per metà francese e aveva cugini a Lione e a Parigi – che Chris conoscerà alcuni anni dopo e con cui resterà in contatto per tutta la vita. Lei sapeva così bene descrivere quelle grandi città da far venire la nostalgia di visitarle, di allargare i propri orizzonti. Suo fratello Georges, leggermente handicappato, ragazzo bello e sensibile, filosofo e pittore, visto in foto da Chris le fece battere forte il cuore. Lei era piccola e minuta, castana, sognatrice. Raccontava anche di un fidanzato iugoslavo conosciuto quando lavorava in posta a Fribourg. Ogni giorno lei studiava per imparare il serbocroato. Più tardi Chris seppe che l’aveva raggiunto in Iugoslavia e che là aveva aspettato pazientemente con la famiglia di lui che uscisse dalle carceri di Tito dov’era stato rinchiuso. Aveva un grande cuore e tanto coraggio. (Viene in mente La passeggiata di Chagall)

ANNA veniva dal Piemonte, da Biella. Non era molto giovane e i suoi capelli già grigi erano raccolti. Aveva cominciato a lavorare giovanissima in filanda e per questo non aveva mai imparato a cucinare. Visto lo sconcerto di nonno Paul per la sua pastasciutta insipida, si era procurata un libro di cucina in italiano dal titolo promettente “Il re dei re dei cuochi”. Non parlava quasi il francese, ma riusciva lo stesso a farsi capire e amare. Quando J.P. perdeva tempo ad ascoltare i radiodrammi polizieschi alla radio, gli metteva maternamente una mano sulla spalla e gli diceva in italiano: “Studia, J.P., studia! Papà lavora per te!”. Aveva avuto un fidanzato che era partito in guerra e quand’era tornato aveva sposato un’altra. Dopo circa un paio d’anni, Anna dovette tornare a Biella per curare l’anziana madre ma rimase sempre in contatto epistolare con la famiglia. Sul tardi sposò l’anziano fidanzato che era rimasto vedovo. (Forse Sironi sarebbe adatto a ricordarla).

AGNÈS, una ragazza giovane proveniente da un paese del cantone di Fribourg, anche se era la prima volta che andava a servizio, sapeva già fare tutto, era una perfetta donna di casa, ma voleva fare l’infermiera e quindi è rimasta solo un anno. È diventata grande amica di Mo, e si sono iscritte poi insieme alla scuola per infermiere di Fribourg. Alla fine della sua permanenza in casa del nonno Paul ha organizzato con Chris un giro della Svizzera in bicicletta di una settimana, di cui Chris ricorda ancora le bellezze paesaggistiche della Svizzera centrale, il Lago di Thun, le faticose salite (spesso si doveva spingere a mano la bici) e le favolose discese. Le notti passate negli Ostelli della Gioventù erano state un primo assaggio della libertà dell’età adulta. Mentre era andata da sola in bici da Ginevra a Fribourg per congiungersi con Agnès, sulla salita che porta verso quella città, Chris aveva incontrato Robert Enicson che è diventato un amico per tanti anni. Ma questa è un’altra storia. (Agnès, col suo ottimismo ricorda i colori di Vlaminck)
