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Ritratti femminili

di Kika Bohr

Ritratti femminili

Questa galleria di ritratti di ragazze e di donne che sono state assunte a servizio da mio nonno Paul a Ginevra, è il frutto di racconti che mi sono stati fatti da mia madre Chris. Per chiarezza vi dirò che la famiglia era così composta: Nonno Paul (separato, molto occupato col suo negozio, una parafarmacia), J.P. il figlio maggiore (fino alla maturità messo a studiare in collegio, poi diventato farmacista), mia zia Mo (poi diventata fisioterapista) e Chris. Mia nonna Al non era con loro perché separata, e in quegli anni le donne che avevano “abbandonato il tetto coniugale” non avevano pressoché nessun diritto. Ma torniamo a ricordare questa serie di persone che per quasi due decenni hanno svolto il ruolo di governanti, cuoche, donne-tutto-fare, a volte di sorelle maggiori. Come nella bella canzone di Stromae, Santé, in cui il famoso cantante belga brinda a tutte le persone che non possono farlo, io qui vorrei ringraziarle tutte e immaginarle con dei quadri che fanno parte del nostro immaginario collettivo.

ÉMILIE era giovane e robusta. Quando, carponi, stendeva la cera sul pavimento, permetteva alle bambine di salirle in groppa. (La possiamo immaginare come una bellezza alla Renoir). Continua a leggere

Mio padre mi regalò un orologio

Quando mi sono venute le mestruazioni per la prima volta, mio padre mi regalò un orologio. Non venne da me, non chiuse la porta, non mi cinse la spalla per farmi uno di quei discorsi che si vedevano nei telefilm americani. Non disse nulla a tavola, non mi chiese come stavo, se avevo mal di pancia o meno, se mi sentivo strana o del tutto identica a prima, tacque fino al momento dell’orologio. Continua a leggere

DERAGLIATE II

Prosegue il microprogetto iniziato con Monica Mazzitelli che riguarda le  donne che vivono per strada.
Questo secondo racconto probabilmente non sarà l’ultimo e, come già detto, chiunque può continuare, ovviamente, finché non sentiremo che questo disagio, nostro, sia stato abbastanza narrato.

balena lungo il tamigi copiaVIRGINIA

Anni fa, quando ancora il Teatro non era stato chiuso, erano cominciate le sue apparizioni.

Scendeva dalla Rampa stretta nel cappottino grigio che l’avvolgeva, secca e fragile, come disossata.

I gradini sconnessi, la sua pettinatura miracolosamente scura avvolta mille volte su se stessa come quella dei santi eremiti dell’India e quella voce potente che la precedeva, la seguiva e l’avvolgeva, dapprima flebile, poi un grido, un ruggito, un “io sono”.

“Che me ne importa a me se non son bella
Io ci ho l’amato mio che fa il pittore
Lui mi dipingerà come una stella
Che me ne importa a me se non son bella!” Continua a leggere

dalla camera accanto: Material Girls

di Francesco Forlani e Antonio Sparzani

squaw

Della parola rete ci piace la dimensione oculare. Rete / rétina, ovvero guardarsi intorno, e scoprire QUI, con un solo sguardo d’insieme, opere e scritti di femmine toste. Da scaricare, subito, il dossier creato da Francesca Matteoni per Nazione Indiana.