Poesia italiana del XXI secolo

 

Marcello Comitini è nato a Catania nel 1945, laureato in Giurisprudenza, vive attualmente a Roma. Ha svolto diversi mestieri, tra i quali insegnante di fotografia e cinematografia, analista dei processi produttivi delle aziende creditizie italiane e estere, direttore organizzativo del teatro Ambra Jovinelli di Roma. A ventotto  anni ha pubblicato la raccolta di poesie  Un ubriaco è morto, Misuraca Editore, Palermo, 1973, e due traduzioni: Lo sciopero generale di Fernand Pelloutier, Pellicanolibri Edizioni, 1977; Il Panico di Ferdinand Arrabal, Pellicanolibri Edizioni, 1978. Dopo una pausa trentennale per motivi di lavoro, ha pubblicato le raccolte: Formule dell’anima, Edizioni Caffè Tergeste, 2011; Di cremisi e azzurro insieme alla pittrice Beatrice Borroni, Self publishing, 2012; Terra colorata, Self publishing, 2014; Il fiato del mondo, Edizioni Caffè Tergeste,  2015; Quarto Giorno, Edizioni Caffè Tergeste, 2018; Senza trama, Self publishing, 2019; Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020. Ha tradotto e pubblicato nel 2017 I Fiori del Male di Charles Baudelaire, Edizioni Caffè Tergeste, 2017.

Incompiuto

 

Una carezza appena della mano sui miei occhi

dalle sue labbra alle mie labbra un soffio lieve

e la vita prende corpo dalle vuote cavità del cuore.

 

Giaccio nell’alito di Dio e nel suo sguardo.

 

Non ho nessuno da stringere al mio petto

nessuno da riassorbire alla mia costola.

 

I miei capelli hanno il colore dell’erba inaridita.

Si sciolgono i miei piedi, tornano nel fango.

Dal polso spezzato la mia mano pende

come un frutto rinsecchito.

 

Giaccio incompiuto nell’alito di Dio

che ha distolto lo sguardo dal suo terribile errore.

 

*

 

Gioco crudele

 

Guardare tra le sbarre del silenzio.

l’andare lento delle auto come animali rassegnati

che fiatano sospinti da una mano.

Le guidano volti d’ombra dietro vetri oscuri.

S’inseguono nel gioco crudele di chi non sa

come sopprimere l’ostacolo che gli sta davanti.

 

Scendere in strada attraversare senza guardare

la ruota che ti schiaccia senza sapere cosa.

 

*

 

I vagabondi

 

Resta il disordine delle sedie intorno alla tavola

il cibo lasciato a metà dentro i piatti

e un vivo calore di dita sul metallo delle posate.

Il bagliore bianco della tovaglia

tra i calici rossi di vino come gelidi fiori d’anemoni

alle carezze del vento

attende che tornino gli ospiti verso quel sogno

più vasto e vano del consumarsi dei giorni.

Alle pareti gli specchi pieni di ombre

moltiplicano il vuoto lasciato dai vagabondi

senza pace fuggiti in cerca di fiumi tranquilli

e prati su cui adagiare la loro inquietudine.

Senza cedere il passo ai segni del tempo trascorso

ridevano allontanandosi.

Chi ha voltato le spalle chiuso in sé stesso

chi sottobraccio all’amata

ha strappato le proprie radici chi guardando

il tenue orizzonte lontano

ha ripensato al monte scalato in silenzio

in solitaria fatica e al dolce tormento

della pioggia sul volto a bruciare le pupille e il fiato.

 

Resta soltanto la tavola

pronta dell’ultima cena mai terminata

per raccogliervi intorno i vagabondi che mai

cederanno al passato

il profumo dei fiori di campo carezzati dal vento.

 

Tornerò in quella stanza mi guarderò intorno.

Vedrò negli specchi il gelo che appanna le ombre

respirerò l’inebriante profumo del vino

e le inafferrabili distanze del tempo.

 

Siederò a quella tavola solo.

 

Non esiste distinzione più classica di quella che oppone il vivere al morire. In Marcello Comitini, invece, la vita e la morte sono sorelle, in quanto figlie della stessa insoddisfazione; e adesso, al crepuscolo dell’esistenza, è il tedio della vita a restituire senso ad una morte forse da sempre, più o meno segretamente, vagheggiata. Ma in questo “Quarto giorno”, più un moleskine che una silloge in senso stretto, il naufrago di tutti gli altri giorni approda al pensiero di una morte che non è, come per molti altri della sua generazione, la meta finale di un percorso lineare, seppur sofferto; la morte, qui, è un tutt’uno con il desiderio del nulla, dell’annichilamento totale. Niente oltre, niente aldilà; di Dio non si nega l’esistenza, ma lo si percepisce distaccato, quasi ostile. Il Dio di Comitini è l’artista che distoglie lo sguardo dalla sua creazione, un disegno sbozzato male e ormai impossibile da correggere.

(…) La perdita dei valori, della semplicità genuina di cui ancora la memoria del poeta conserva gelosamente traccia, ha portato al trionfo della città tentacolare, e di una non-vita dove l’uomo si ritrova ad essere strumento delle cose; e dove ogni giorno è una corsa cieca nella quale l’anima soffoca e svilisce. (…) Comitini è uno di quegli spiriti delicati e inquieti che restano ai bordi delle strade, respinti da una folla di occhi tutti uguali, a guardare impotenti lo sfacelo del mondo e dei propri sogni.

(Donatella Pezzino)

3 pensieri su “Poesia italiana del XXI secolo

  1. Marcello Comitini

    Rngrazio di cuore Pasquale Vitagliano per la cura e l’attenzione con cui mi ha dedicato questa pagina con sensibilità di Poeta e giornalista. Grazieinfinite ancora.?
    Colgo l’occasione per ringraziare Fabrizio Centofanti, per la sua costante attenzione affettuosa e discreta.

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  2. Gabriella Barattia

    Marcello Comitini è un Poeta, i suoi versi non si fermano mai alla superficie delle cose e hanno diversi livelli di lettura. Se riusciamo a non fermarci alla superficie, al suo modo linguisticamente ricco e armonicamente modulato di presentarci i suoi argomenti, ci accorgiamo che offre sempre spunti di riflessione e i spinge a indagare nel nostro io profondo per meditare e interrogarci sul valore dell’esistenza, sulla perdita del senso di umanità, il significato iato di Dio, la vita e la morte, il nostro essere imperfetti. Anche le liriche d’amore non scorrono mai piane, il rapporto è sempre conflittuale, è quasi una metafora della lotta tra vita e morte, su cui domina sempre l’ineluttabilità di una fine, oltre la quale il nulla, se non il ricordo o il rimpianto.
    Un invito a leggere le sue opere, diventeranno ,spero per molti di voi, dei “livres de chevet” con cui chiudere le vostre giornate.

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