Poesia italiana del XXI secolo

Annamaria Ferramosca è nata in Salento e vive a Roma, dove ha lavorato come biologa ricercatrice  e docente, al contempo coltivando lettura e scrittura poetiche. É stata per molti anni redattrice del portale poesia2punto0, dove ha ideato e curato la rubrica Poesia Condivisa, che ha diffuso in rete i testi di grandi poeti da tutto il mondo. Interessata alle sinestesie di poesia con varie arti, ha curato  progetti sinestetici di poesia e danza in aree naturali protette. É ambasciatrice per Italia e Puglia di Poetry Sound Library, mappa mondiale sonora delle voci poetiche.

Ha pubblicato 11 libri di poesia, tra cui il recente Per segni accesi, Giuliano Ladolfi Editore, Premio Voci Città di Roma, selezionato al Premio Camaiore, finalista al Premio Lorenzo Montano; Curve di livello, Marsilio, Premio Astrolabio, finalista al Premio Camaiore; Other Signs, Other Circles—Selected Poems1990-2008, libro antologico di percorso edito per Chelsea Editions di New York nella collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti (traduzioni di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti), Premio Città di Cattolica; Andare per salti, Premio Speciale ”Una vita in Poesia”al Lorenzo Montano, rosa del Premio Elio Pagliarani, finalista al Premio Guido Gozzano; Ciclica, La Vita Felice, secondo classificato al Premio InediTo-Colline di Torino; Paso Doble, Empiria, volume bilingue di poesie a quattro mani, coautrice la poetessa irlandese Anamaría Crowe Serrano, che ha tradotto anche Porte/Doors, Edizioni del Leone, Premio Internazionale Forum-Den Haag. E’ presente con testi poetici in numerosi volumi collettanei e in antologie e su riviste italiane e straniere anche con recensioni e saggi critici. Sue poesie sono state tradotte e pubblicate, oltre che in inglese, in rumeno, greco, spagnolo, albanese, turco, arabo.

Sua è la cura della versione poetica italiana del libro antologico del poeta rumeno Gheorghe Vidican 3D-Poesie 2003-2013, CFR, che ha ricevuto il Premio Accademia di Romania per la traduzione.

Un ampio materiale bibliografico è disponibile nel sito personale www.annamariaferramosca.it

si fermano i vortici della notte  si compie il tempo
l’humus prende forma  imita materia d’alba
la morbida piega dei petali
sul petto approda l’arca  il bosco oscilla
e uno stormire basso  quasi un silenzio
permette all’utero l’ultima spinta
dev’essere pace intorno per il primo grido

così difficile e pure così gioioso
dire di un movimento che prima non c’era
e pure si predisponeva
con l’impercettibile forza del germoglio
un tendere misterioso del seme
verso un cielo che approva  che chiama
il piccolo corpo a muoversi sul ventre
inesorabile  verso la tepida scia bianca

*

quando le previsioni raggiungono
la massa critica
il quadro intero deflagra
si può agire ormai
solo per mani  stringendone infinite

sgomenti emergere dal fango
salvando i pochi semi superstiti
risalire i fianchi del vulcano
raccogliere lava lapilli
versare sul tavolo l’agglomerato
farne un totem fermacarte a fermare
tutto il caos che piove dalla fronte
il tremore sgomento dei neuroni
lo spin ha invertito il suo giro
matte spirali innescate
ribaltate gravità e latitudini
contratti i fili che fanno verticale la postura
così che siamo rovinati fino a terra
e sulle caviglie – erano alate –
sta colando resina vischiosa

prima che faccia notte
prima che la bambina impari a sillabare
dobbiamo
ricomporre l’asse spezzato
liberare il volo  aprire
nuove misure all’orizzonte

non siamo nel mondo ma in un presentimento
navighiamo l’ignoto mare di odisseo
per moto impulsivo incontenibile
mentre il petto fibrilla di lampi
quali nodi premono segreti?
e ci esaltiamo lungo i meridiani
per ogni lingua viva  come bella s’accende
quando si contamina
e si esulta
nel riconoscere la madre in ogni terra
e fratelli su ogni terra uguali
mentre torri schiantano e ponti
deserti avanzano  s’inabissano rive

*

hai visto ieri quei fuochi d’artificio
ipnotici
sembravano nascere da
tagli improvvisi in una dark zone
un esplodere di segni
di colpo troncati da silenzio  nessuna eco

come ogni volta che muto ti avvicini
senza guardarmi senza la luce dell’attesa
un chiudersi di stanze un cadere nel buio
sentirmi parte di macerie

eppure è così che prende forma la terra
emerge – fuoco d’artificio –
da tutta la cieca materia dei detriti
muri crollati tendini recisi e
dalle foreste perdute  tronchi ossa piume
tutto farà humus
per il grano che germoglia per il pane
e l’incontro dei corpi  ancora
mitosi cicli lunari nascite

la terra sa come sorprendere
– fiduciosa tira fuori dal fango
un suo pezzo da mille – nuovo
dal mitico nome sapiens
gene-prodigio  già
fuori dalla barra  fuori dal menu
e non sappiamo quando e perché
qualcuno
di nuovo premerà cancella

Da Per segni accesi- Password per un cammino, Giuliano Ladolfi editore, 2021

Nella sua ultima raccolta Per segni accesi – Password per un cammino (Ladolfi, 2021) , il cammino a cui Ferramosca allude nel sottotitolo dell’opera inizia con il mistero della nascita e, per estensione, delle origini. Sul versante opposto, però, la modernità chiede di essere nominata entro le proprie specifiche coordinate terminologiche. Eppure la posizione di Ferramosca non è affatto scientista; al contrario, per quanto il presente costringa chi scrive a misurarsi con le categorie che lo rappresentano, esse non sono sufficienti ad arginare le derive del «caos» causato dalla tecnocrazia dell’homo oeconomicus: lo testimonia soprattutto lo scenario post-apocalittico di terra domani che chiude il libro. Così l’andamento magmatico e disarticolato di versi pieni di rimandi fonici e semantici (una sorta di danza universale, rileva Luigi Manzi nella nota critica che fa da contrappunto alla prefazione di Maria Grazia Calandrone) riproduce il flusso di un dire che procedendo per illuminazioni – a tratti surreali – tenta di svincolarsi da una disciplina schematica con l’obiettivo di ridiscutere, anche sul piano etico, i fondamenti della civiltà: l’«enigma abbagliante» è dunque un «miraggio» che maschera il disorientamento di fondo espresso da una rosa di parole ibride che tendono a rimarcare la condizione esistenziale di incertezza. In un contesto così montaliano (a cui sembra alludere il ricordo della «carrucola» che «cigolava») i «miti» costituiscono appunto un «varco» per una fuga ideale in un tempo e in uno spazio che si trapassano continuamente. Al netto di questa «illusione» la realtà solida e concreta, evidenziata da Calandrone, profila gli elementi di un disastro, in primo luogo ecologico, che Ferramosca tenta di affrontare facendo «tabula rasa dei pensieri» per tamponare, con gli strumenti che ha a disposizione il poeta, un’emorragia linguistica. Tornare allo stato infantile delle «lallazioni», pertanto, significa ripristinare un legame con quella stessa realtà che si presenta come una «babel» contemporanea: solo il contatto diretto con la sostanza delle parole offre la possibilità di restituire fecondità all’esperienza della natura e dell’incontro.

(Jacopo Curi)

Un pensiero su “Poesia italiana del XXI secolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *