Poesia italiana del XXI secolo

Iole Chessa Olivares è nata in Sardegna ma vive a Roma. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni dal 1991 al 2021 con la sua ultima raccolta Amore? No, il suo quasi, (Con traduzione in inglese a cura di Elisa Caprarella e Cristina Di Massimo) , Edizioni Ensemble. E’ presente in numerose antologie e raccolte di poesia contemporanea. Ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali. E’ presente nell’antologia di saggi Il gatto di Schrödinger sonnecchia in Europa, Europa e cultura, verso un nuovo umanesimo, curata dalla Poetessa Anna Manna Clementi. Della sua attività si sono occupati, tra gli altri, Dante Maffia, Plinio Perilli, Vito Riviello, Giorgio Linguaglossa, Franca Alaimo. Alcune sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, spagnolo e portoghese e altre sono state musicate dai cantautori Patrick Edera e Amedeo Morrone.

THAT UNHEALTHY DEVIATION

Fear

Unhealthy deviation

Bank and journey

To the land of habit

To the helpless mind

Scarred by the wandering.

Everything walks

In a breath of alarm

Then the obscure skirmish

Leniently

Summons the infection

Only to touch rest

In the water of crying

Beneficial goal

For a new beginning

Long-awaited birth.

*

QUELLA MALSANA DEVIAZIONE

Paura

malsana deviazione

sponda e viaggio

nella terra dell’abitudine

nella mente indifesa

segnata dall’erranza.

Tutto cammina

in un respiro d’allarme

poi l’oscura schermaglia

con clemenza

l’infezione aduna

fino a lambire riposo

nell’acqua del pianto

benefico traguardo

per un nuovo inizio

sospirato natale.

*

I AM MY COUNTRY

Maybe the awakening

Will be resurrection

I’m waiting for it …

But what sleep is mine?

Winking shadows, restless

Advancing harassing, press

Upon sharp edges and stinging green

In the eyes, in the heart

Exhausted the body at the mercy of the undertow.

Long time, always the same

To the sound of confused voices

A constant sighing and being silent

A wheezing among thorns

Divided as each is divided in himself,

On another path the tree

Of true life travels.

I sink into the embrace of waiting

Here I AM HOME

Suspended to an hidden more

I discover MY COUNTRY

The growing links between words and steps

The intermittent spark in the halo of the hous

And … I tremble a little on the soul strings.

LIFE MAKE ME LAST

IN THIS SUDDEN BREATH OF HOPE

WHERE REDEMPTION IS THE WIDEST.

Who knows …

Maybe between sleep and waking

Right on the border

Defying the intrusive nettle

I can pick the last violet

Hidden inside of me

Before dawn

And birdsong.

*

SONO IO IL MIO PAESE

Forse il risveglio

sarà resurrezione

l’aspetto …

Ma quale sonno è il mio?

Ombre ammiccanti, inquiete

avanzano moleste, premono

su spigoli vivi e verde urticante

negli occhi, nel cuore

esausto il corpo in balìa della risacca.

Tempi lunghi, sempre uguali

al suono di voci confuse

un continuo sospirare e tacere

un rantolare tra spine

diviso quanto ciascuno è in sè diviso,

su altro sentiero viaggia

l’albero della vera vita.

Scivolo nell’ abbraccio dell’attesa

qui SONO CASA

sospesa a un più nascosto

scopro IL MIO PAESE

i legami crescenti tra parole e passi

la scintilla intermittente nell’alone delle ore

e … un poco tremo sulle corde dell’anima.

FAMMI DURARE VITA

IN QUESTO IMPROVVISO SOFFIO DI SPERANZA

DOVE PIÙ VASTA È REDENZIONE.

Chissà …

forse tra sonno e veglia

proprio sul confine

sfidando l’ortica invadente

posso cogliere l’ultima viola

in un angolo di me

prima dell’ aurora

e del canto degli uccelli.

*

LOVE?

NO, ITS “ALMOST”

 

For a single landing

At the primary call

Furtive scaling of clouds

The turquoise at the horizon

A faint trace

Sometimes

Just a pale interval

Among fading

Fogs

Along the purge of the sky.

There is always a thin smoke

For everything that ends

A pain of bagpipes

Dripping with ash …

Every single day

Love? No, its “almost”

Secretly

From deep distance

Goes to war

To validate itself

With empty minutiae

Repeated misunderstandings

Remote tears

Never cried

In the hopeless breath

Of a wandering chimera.

*

AMORE?

NO, IL SUO “QUASI”

 

Per un solo approdo

al richiamo primario

furtivo scalare di nuvole,

il turchino all’orizzonte

una labile traccia

talvolta

solo pallido intervallo

tra nebbie

in dissolvenza

lungo la purga del cielo.

C’è sempre un fumo malvivo

per ogni cosa che finisce

uno strazio di cornamuse

grondante cenere …

Tutti i santi giorni.

Amore? No, il suo “quasi”

segretamente

da profonde distanze

guerreggia

per confermare se stesso

in vuote minuzie

ripetuti malintesi

lontane lacrime

mai lasciate andare

nel respiro inguaribile

di un’errante chimera.

Iole Chessa Olivares  ci ha abituati a una poesia mai scontata sempre alla ricerca del logos luminoso colmo di grazia, forza e di grande importanza semantica. Nella silloge Amore? No, il suo “Quasi”, divisa in più sezioni, la poesia ora civile, ora esistenziale, ora lirica e criptica vuole essere ancora un nuovo inizio, un nuovo punto di partenza che possa sanare la frattura fra coscienza e realtà, fra uomo e vita, fra uomo e tempo. Imparare di nuovo a sentire, a percepire finanche il rumore della vecchiezza, per sentire il movimento della vita nella sua perenne metamorfosi. Verità come profezia: il futuro nell’infinitesimale attimo del presente. Il tema del dolore, il rapporto tra la poesia e il tempo, il senso della perdita della memoria, la decadenza dei valori, conducono tutti a una domanda: come andrà a finire? La poetessa cerca le risposte nell’assoluto della poesia, nel suo senso, nella sua ragion d’essere. Poesia che è “l’intima luce della pupilla”, contrapposta all’oscurità dominante. A immagini liriche si accostano visioni di incubi fatti di nuove malattie, dolore, guerra, morte e finitudine. Proprio il senso di consapevole finitudine pone il contrasto tra la vita e la morte, la percezione poetica del mutare delle stagioni, del sentire il rumore del tempo, con versi densi di poesia dal movimento circolare. Un versificare ermetico alternato a uno stile più aperto in cui traspira la nostalgia, il senso di felicità da trovarsi nella giovinezza dell’anima, espressi con tratti improvvisi di malinconia profonda nella considerazione della contraddizione dell’uomo che costantemente cerca l’altro, “l’amore” ma è schiacciato dal suo egoismo e quindi va bene anche “il suo quasi”.

(Cristina Di Massimo)

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