
Gisella Blanco è nata a Palermo nel 1984 e vive a Roma da diversi anni. Ha iniziato a scrivere poesia da bambina e ha conseguito diversi premi letterari. E’ laureata in legge, si occupa di divulgazione letteraria poetica, collabora con blog, riviste cartacee e giornali per i quali scrive note critiche, recensioni, articoli, interviste e saggi. E’ vicedirettrice della rivista on line Le città delle donne, scrive per la rivista Leggere Tutti cartacea e on line, per Atelier Poesia, per Laboratori Poesia e per Liguria.Today. Conduce dirette, programmi e iniziative culturali fruibili su YouTube e sui principali social. Ha svolto, come relatrice, lezioni in ambito universitario sulla poesia (Università di Palermo – Dipartimento di Scienze Umanistiche, Corso di studio in Lettere, Insegnamento Istituzioni di Linguistica italiana); nel 2020 ha tenuto una lezione sulla poesia agli studenti di Linguistica Italiana della Sichuan International Studies University di Chongqing (Cina). E’ titolare di un sito personale (www.gisellablanco.com) in cui compaiono “Le recensioni del mattino” sulla grande poesia. Partecipa periodicamente come critico letterario poetico al programma culturale radiofonico “Affari di libri“. Particolarmente attenta ai temi sociali, filosofici e femministi, è autrice della silloge poetica Melodia di porte che cigolano, pubblicata da Eretica Edizioni (2020), compare nell’antologia Inno alla morte, pubblicata da Bertoni Editore (2021) e nell’antologia “Cuori a Kabul – Poesie per l’Afghanistan” di Graphe.it Edizioni. Fa parte di un team che offre servizi letterari, Scrivere Poesia, in cui si occupa di editing poetico.
Il tuo volto è una città
Scogliera di tetti, tempie ripide,
balconi lattiginosi di denti.
La città si abbandona a malinconia di prati su cui nascere nudi
e d’estate abbiamo febbre, fiato scomposto, bocche
che si slargano per vicoli allungati all’iride.
Comignoli accesi bruciano, poco sopra la fronte,
ne sentiamo il colore con travi portanti di pianto.
Dalla silloge inedita Donna Politica Galante.
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Nascere
Non sono mai nata-
rammento origini alle 11:30 – memoria è chiesa chiusa –
il varco placentale s’apre a calci.
Alle 15:10 si fa tormento il sonno-
geme nel ventre per dialoghi inesatti-
tace alla voce del non verbale – chimera.
Ragioni in giorno di mezzo –
alle 19:35 – si erudiscono tra denti d’insegne al neon –
confuse nell’inciampo di tramonto
sul piede d’inumana indole.
Cigola la gola alle 20:30 –
si con-fida al buio, senz’essere nominabile –
non so se accorreranno grilli a ingravidare il silenzio –
zampe stridenti – infranto imbarazzo d’ugole smerlate –
molestia di suono – medianità della notte.
All’ora della mia nascita rivissero i miei defunti-
partorirono apolidi stirpi – si pianse su palmi d’olio –
vivo da sempre, non sono mai sorta-
brevi gestazioni soffrono d’infinite linee – si esiste sulla punta della lingua.
Venire alla luce è dipendenza carnale –
richiamo a morte dalla folla del sangue.
Siamo cimeli d’eterno sull’ala sinistra
della terra.
Dall’Antologia Inno alla morte, Bertoni Editore, 2021.
*
Dire
Il nitore del bianco si scompone nel verso della linea,
si traccia la lettera del suono nel frangente
d’inclinazione semantica, nell’aporia dell’accento:
non ricordo la sillaba intatta del tuo nome,
la pronuncia assorta, il moto della lingua a disegnarti nel fiato.
Vivo nella scansione del pronunciamento, nel metodo antico
del pronostico inverso, della parola che si ripercorre
all’indietro, della prosodia ribaltata all’illimitato dirti.
Nell’Agenda Poetica, Bertoni 2022.
Come dimostrano questi testi, la poesia di Gisella Blanco è ogni volta parto faticoso di un’immagine iperreale (o al contrario, talvolta, di una surreale), di un verso sempre sofferto, che mira a denunciare, con metafore e rimandi, assetti e comportamenti socialmente riprovevoli. Una poesia civile, dunque, nelle intenzioni ma ‘sui generis’ nelle forme espressive, che non si trattengono nel linguaggio prosastico meramente accusatorio bensì sono mutevoli e imprevedibili – Scogliera di tetti, tempie ripide/ balconi lattiginosi di denti. La denuncia la si deve leggere nell’immagine, dedurre dalla scena – il varco placentale s’apre a calci (qui quasi prefigurazione della lotta che ci attende per l’affermazione dei diritti). Bisogna aggiungere che la poesia della Blanco è spesso anche autoanalitica e raziocinante, metapoetica – Vivo nella scansione del pronunciamento, nel metodo antico/ del pronostico inverso – ed è in cammino con crescente impegno e consapevolezza, sempre più nutrita di letture poetiche in virtù del suo lavoro critico e giornalistico.
(Antonio Fiori)
