La pioggia, stamattina, ha lavato via tutto, persino i penitenti: solo due, mezzi ubriachi per gli anni e le amarezze, si sono spinti fin qui, a raccontare i loro poveri peccati. Il mondo purificato è un’anticamera del paradiso: via il superfluo, i pensieri che deviano la vita verso abissi da cui a volte non si torna. Perché partire per quel paese lontano? Perché chiedere la parte di patrimonio che ci spetta, ma può essere goduta solo se la si prende come un dono? Non ne abbiamo abbastanza di sbagliare? Dico a te, lettore, dico a te, lettrice: non abbiamo assaporato a sufficienza la carestia, le ghiande dei maiali, che nemmeno ci danno? Guardiamo negli occhi la realtà, scopriamone i dettagli che ingannano con meccanismi tanto oliati da diventare una seconda natura. Perché non cambiare? È la prima parola di Gesù, quando comincia a predicare. È il desiderio più profondo, quello che emerge se facciamo silenzio, se lasciamo che il mondo scorra con la sua follia, con le pretese assurde, le nevrosi, che si aggrappano a te come all’ultimo porto di salvezza, ma avrebbero solo l’effetto di attirarti nell’abisso, in quel paese lontano. Bisogna uscire dai gorghi ciechi che vogliono distruggere, sotto l’apparenza di bene, tutto quello che gli capita a tiro. Siamo ancora in tempo, mi dico stamattina, mentre la pioggia cade a tratti, come un segno del cielo. Ho ancora modo di cambiare, di scrivere parole che indichino la strada percorribile, l’unico percorso sensato. I penitenti aumentano, cominciano i canti della messa, tutto appare col suo dolore antico, la sofferenza che purifica, che addita una via d’uscita dai meccanismi oliati, dalle abitudini che provocano nausea eppure sono lì, a impedirci di alzare il capo, come dice Gesù, perché la nostra liberazione è vicina. Se cominciassimo dalle parole? Se non ci facessimo guidare mai più da termini come lamento, critica, giudizio? Se ci guardassimo dentro e scoprissimo che al di là della tristezza e della rabbia esistono una terra e un cielo nuovi? Lo spirito, lo spirito! mi diceva don Mario. Sì, è l’ora dello spirito, il tempo è scaduto: comincia l’eterno, già da ora, già da qui.

Parole tanto belle quanto potenti, che spingono a fare delle scelte, perché ciò che scegliamo di guardare, i pensieri che decdiamo di seguire, hanno ripercussioni non solo su noi stessi, ma su quella porzione di mondo che abitiamo e di cui siamo responsabili
Perché partire per quel paese lontano? Perché chiedere la parte di patrimonio che ci spetta, ma può essere goduta solo se la si prende come un dono? Non ne abbiamo abbastanza di sbagliare?
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