Poesia italiana del XXI secolo

Paola Silvia Dolci, è nata nel 1977 a Cremona, dove risiede, è ingegnere civile. Si è diplomata presso il Centro Nazionale di Drammaturgia. È armatrice e comandante dello sloop Noix de Coco. È giornalista, e collabora con diverse riviste letterarie e testate nazionali. È autrice, traduttrice, e direttrice responsabile della rivista indipendente di poesia e cultura «Niederngasse». Ha pubblicato: Bagarre, Lietocolle ed., 2007; NuàdeCocò, Manni ed., 2011; Amiral Bragueton, Italic Pequod ed., 2013; I processi di ingrandimento delle immagini, Oèdipus ed.,  2017; bestiario metamorfosi, Gattomerlino Superstripes ed., 2019; Portolano, Mattioli1885 ed., 2019; Diario del sonno, Le Lettere ed., 2021; un libro segreto sotto pseudonimo, 2021; Dinosauri Psicopompi, Anterem ed., 2022.

i.

si è fatto un calco della mia figa,

dice che mi ama così tanto

che non riesce solo a baciarla, a mangiarla

ma deve sputarci dentro il cibo

*

ii.

ogni notte sogno di farmi saltare il cuore

fuori dal petto con un pugnale

o un puntello

quando voi mi toccate

io vi do fuoco

*

“Sono stata brava nel bosco”
un morso alla gola,
il momento in cui sono più felice
è quando soffoco dalla brutalità
gli affetti circolari, continui, profondi,
rassicuranti
blueberry fields covered with mist[i]
campi di mirtilli coperti di nebbia
e alla fine tutti agnellini

ma io voglio scuoiare i lupi

[i] S. Dunn

Se è vero che la poesia ha il pregio – o il difetto, per alcuni – di essere ermetica, lasciando spazio all’interpretazione del lettore, è anche vero che il dire in versi, quando diretto, seppur metaforico, ha una potenza che apre (per contrasto) la porta della profondità. Il merito di Paola Silvia Dolci è di saper camminare su entrambi i percorsi di questo bivio, senza mai risultare confusa. A metà strada tra prosa e poesia – che non conta la forma, quando la scelta stilistica delle immagini a cui si ricorre – la Dolci ci accompagna nelle sue – o quelle di chiunque altro – geografie interiori. Perché non sempre l’io lirico coincide o meglio deve ontologicamente coincidere con la biografia. Anzi, se la poetica è riuscita, c’è nel dire poetico una sorta di astrazione dal sé, per arrivare all’universale. Il poeta è un fingitore, diceva Fernando Pessoa, e a questo si attribuisce non solo la volontà del poeta di distaccarsi dal suo io, ma di rendersi voce universale. Impresa che tutti i poeti dovrebbero tentare.  La scrittura della Dolci procede per lampi brevi, ma tuona con la stessa potenza di un passato che riemerge e si fa presente, o che forse ridiventa presente rinnovato nei contorni, ma non nella sostanza. Dove anche noi, talvolta o di frequente, ci crediamo «la più bella perché la più indifesa», anche noi abbiamo un dottore – vero o metaforico, poco importa – che ci dice che «io lo voglio che mi vediate soffrire».

                                  (Felicia Buonomo)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *