
Francamente non saprei dire quale delle due fa più ridere. La più famosa è la scena della lettera in Totò, Peppino e la… malaffemina (1956) di Camillo Mastrocinque. Meno noto, ma non meno esilarante è quella della lettera agli avvocati in Animal Crackers (1930) dei Fratelli Marx, diretto da Victor Heerman. Ne ho anche scovato un’epigona in Don Chisciotte e Sancio Panza (1968) di Giovanni Grimaldi, con Franco (Franchi) e Ciccio (Ingrassia). In realtà anche Massimo Troisi e Roberto Benigni si cimentano con questo sketch in Non ci resta che piangere (1984). Totò lo riprende nella lettera allo scrivano in Miseria e Nobiltà (1954) di Mario Mattoli. Va detto che di queste la più moderna è la più vecchia. Infatti, mentre tutte giocano sulla grammatica e la sintassi, solo Groucho Marx usa il meccanismo comico sul piano delle sconnessioni logiche e le associazioni demenziali.
La lettera è un mezzo che il cinema ha usato spesso e con diverse utilità: espediente narrativo, catartico, di agnizione, medium sentimentale. Ne Le parole con ti ho detto (1999) di Luis Mandok e ne La corrispondenza (2016) di Giuseppe Tornatore, le lettere fanno da contesto per l’intera narrazione. In Colpa delle Stelle (2014) di Josh Boon, scandiscono drammaticamente il momento della perdita (Sono passati più di 40 anni da Love Story di Arthur Hiller e la malattia resta ancora la fine più struggente). Dopo il registro comico, dunque, la lettera ha una forte energia sentimentale in quanto misura la distanza umana, in quanto riesce a svolgere un mediazione dinamica e mobile, talvolta allontana, altre volte (ri) avvicina. Ne I ponti di Madison County (1995) di Clint Eastwood i figli di Francesca (Merryl Streep) scoprono attraverso la sua lettere la segreta e perduta esperienza d’amore della madre. In Green Book (2018) di Peter Farrelly l’espediente della lettera serve a riallineare distanze le sociali e razziali.
Infine attraverso una lettera può essere lanciata una sfida, lasciare un testamento morale, svelare una verità, sciogliendo cruciali nodi narrativi. Con una lettera Hannibal (2001) di Ridley Scott lancia la sfida a Clarice Starling. In Sacco e Vanzetti (1971) di Giuliano Montaldo Nicola Sacco (Riccardo Cucciolla) scrive a suo figlio Dante il suo ultimo saluto di libertà, ne La ali della libertà (1994) di Frank Darabon, Ellis Boyd “Red” (Morgan Freeman) ritrova in una lettera nascosta l’appuntamento per una nuova esistenza. Ne La Notte (1961) di Michelangelo Antonioni la lettera finale è l’unico modo in cui i due amanti, Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau, riescono a comunicare l’uno a fiano all’altra. Sì, questa è la potenza della scrittura. Oggi che non si scrivono più lettere anche la corrispondenza (telematica) ha perso interesse. Ma questa è un’altra storia.
