
Federico Preziosi è nato ad Atripalda (AV) nel 1984, ma vive a Budapest, in Ungheria, dove insegna lingua e cultura italiana. È fondatore del gruppo di poesia su Facebook “Poienauti”, moderatore di “Poeti Italiani del ‘900 e contemporanei” e portavoce della comunità poetica Versipelle. Scrive di poesia per exlibris20 e Readaction Magazine, e si occupa della divulgazione di opere poetiche nella trasmissione web “La parola da casa” condotta sulla pagina Facebook della comunità poetica Versipelle insieme a Giuseppe Cerbino. Autore di Variazione Madre, edito da Controluna – Lepisma floema, i suoi versi sono stati pubblicati su alcune antologie (tra cui Nel corpo della voce, a cura di Elena Deserventi, Controluna, Poesia a Napoli voll. 1, 2, 3, con prefazione di Antonio Pietropaoli, Guida Editori e Distanze obliterate, a cura di Alma Poesia, Puntoacapo Editrice), riviste e blog online e quotidiani locali e nazionali (tra cui La Repubblica e Poesia, di Luigia Sorrentino sul sito della Rai). Di prossima pubblicazione la silloge Messa a dimora.
A meno
La neve si lacera
e sanguina sporco
lo spacco del ghiaccio
se lo ingoia la terra piano.
C’è un sapere nel freddo
che ancora resiste
un sapore nel freddo
e fa a meno di tutto.
*
Monstera
Non ama la memoria questa età
a forza ragionata e immortalata
dal cuore che ha perduto tempo fa
ma vive con l’affetto cancerogeno
e uno sguardo sul vaso di monstera
sorveglia spartizioni di penombre.
*
L’uomo qui assente
Aspetta che qualcuno sappia cogliere
le nostre solitudini da farne
un fertile terreno per l’eterno,
aspetta che la semina si compia
ma del raccolto non avrai che gli occhi.
I germogli che sei, che non sarai
avranno preso piede in una fossa
perché sanno dover essere morti
per vivere davvero nella vita.
Un’altra solitudine che avanza
se ne appropria e racconta di se stessa
con dedizione ma a parole tue.
In questo periodo particolare del mio percorso di scrittura non amo le dichiarazioni poetiche sebbene, in coscienza, sia consapevole di renderne una nel momento in cui accetto di esprimere la mia posizione in merito. Innanzitutto non credo nel silenzio, in quanto esso ha significato solo per se stesso. Le parole possono emularlo, blandirlo, ma mai raggiungerlo. Il silenzio non possiede parole. Al contrario le parole sprigionano suoni, immagini, concetti e tutte quelle suggestioni che conducono alla vita. Il silenzio, tuttavia, sa essere anche una forma di rispetto, la parola in eccesso, al contrario, ama sovvertire. Sovvertendo ci si illude di portare il termine “realismo” all’interno della nostra opera di artificio, ovvero uno smantellamento del medesimo reale dal quale fuggiamo perseguendo i nostri sogni. Il “realismo” e l’attualità rappresentano il tentativo di istaurare un ordine differente che corrisponda il più possibile a una nostra idea astratta e illusoria. Pertanto non credo nel ritorno alla natura, perché la civiltà passa in parte per la sua distruzione, né all’ideologia che giustifica qualunque forma di espressione. Non credo alle spiegazioni pretestuose, in particolare quelle ammantate di parole tronfie a supporto della mediocrità. Non credo alla leggerezza e nemmeno alla semplicità della scrittura perché una rivelazione è sempre un procedimento complesso. Non credo nei ritiri come pratica di umiltà: spesso rappresentano una forma di narcisismo ben più sofisticata. Credo che la verità della scrittura stia in una continua fuga da se stessi, che nel rivelare la parola sia pura evasione in grado di costruire e ricostruire mondi possibili o impossibili. Credo in questo esercizio propedeutico all’esplorazione dell’immaginazione e all’apertura di mondi complessi. Credo nel rapporto tra le solitudini.
