Archivio mensile:Agosto 2022

“L’intrico luminoso della vita”: sulla nuova raccolta di Alessandro Ramberti Enchiridion celeste

 

di Alessandro Burrone

Quando leggo la poesia di Alessandro Ramberti, scrittore e editore riminese (1960), non di rado mi viene in mente l’immagine di una scala. Piccole scale, tre pioli alla volta, sembrano del resto le terzine e le sue composizioni agili, intense, e tese a una leggerezza che appunto intende portare chi legge verso l’alto. Una poesia che si fa compagna di viaggio; oppure come una corda, quella che lega un gruppo di alpinisti in montagna. 

 

Ad introdurmi a questa nuova raccolta di Ramberti, Enchiridion celeste (Fara Editore), è stato un verso da un poema dello stesso, “Tempo nascosto” (scritto nel 2011 in occasione di una delle annuali kermesse fariane a Fonte Avellana, dedicata appunto a questo tema): “Noi siamo tessuti dal cielo / da capo torniamo a conoscere.” – Un noi e il cielo, legati da un ritorno.   Continua a leggere→

Il vuoto


Vuoto dei vuoti, dice Qoelet: è il libro della Bibbia che, insieme con Giobbe, ha il coraggio di guardare in faccia la realtà. Quando avvertiamo questo vuoto, in noi, ci rivolgiamo altrove, cerchiamo di distrarci, di narcotizzarci coi prodotti, con le merci. Qoelet guarda fino in fondo, a costo di entrare nella terra della disperazione senza uscita. Quando Gesù comincia a predicare, dice: il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino. Ma la traduzione inganna: il verbo greco non è “riempito”. Così mi immagino che il Cristo, appena ha la possibilità di predicare, si affretta a rispondere al Qoelet, questo anonimo, geniale autore che aveva avuto il fegato di dire alla vita il fatto suo: sei il vuoto dei vuoti. E aveva aggiunto: odio la vita. Al che rispondiamo: parola di Dio, rendiamo grazie a Dio. Si capisce perché Gesù, quando appare sulla scena, ha fretta di rispondere a lui, al Qoelet, questo profeta coraggioso delle cose come stanno: il tempo è riempito, solo Io, il Messia, potevo farlo; grazie per aver creato la scena, l’atmosfera giusta, il presupposto per capire il valore inestimabile del dono.