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Il vuoto


Vuoto dei vuoti, dice Qoelet: è il libro della Bibbia che, insieme con Giobbe, ha il coraggio di guardare in faccia la realtà. Quando avvertiamo questo vuoto, in noi, ci rivolgiamo altrove, cerchiamo di distrarci, di narcotizzarci coi prodotti, con le merci. Qoelet guarda fino in fondo, a costo di entrare nella terra della disperazione senza uscita. Quando Gesù comincia a predicare, dice: il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino. Ma la traduzione inganna: il verbo greco non è “riempito”. Così mi immagino che il Cristo, appena ha la possibilità di predicare, si affretta a rispondere al Qoelet, questo anonimo, geniale autore che aveva avuto il fegato di dire alla vita il fatto suo: sei il vuoto dei vuoti. E aveva aggiunto: odio la vita. Al che rispondiamo: parola di Dio, rendiamo grazie a Dio. Si capisce perché Gesù, quando appare sulla scena, ha fretta di rispondere a lui, al Qoelet, questo profeta coraggioso delle cose come stanno: il tempo è riempito, solo Io, il Messia, potevo farlo; grazie per aver creato la scena, l’atmosfera giusta, il presupposto per capire il valore inestimabile del dono.

Gli aprono

L’amor proprio ci nasconde il Cristo: scegli l’amore-Dio, Egli dice alla Bossis. Il peccato è la tristezza, l’amore è leggerezza, è infinito, ciò per cui siamo fatti da sempre. Se Gesù vive in noi, finirà quel senso di vuoto che perseguita e tormenta, comincia una vita che pochi sperimentano, perché pochi gli aprono la porta. 

Lui e basta


Gesù vuole l’esclusiva. Dev’esserci Lui e basta. Qualcuno potrebbe obiettare: ma se l’amore è fare spazio? Se il Cristo vuole tutto, non è per Lui, ma per noi. Solo con la sua presenza ininterrotta si riempie il nostro vuoto. L’amore purissimo lo sa, e si propone.

Il vuoto


Vuoto dei vuoti, tutto è vuoto: bisognerebbe tradurre così l’inizio del Qoelet, un libro biblico che è una sonda spietata nella condizione umana. Il vuoto è causato dalla separazione: devo, prima o poi, distaccarmi dai beni, dagli affetti, dal mio stesso corpo, nel momento della morte.
Si pone qui la grande missione dell’amore: colmare l’assenza, riparare le falle, mettere una toppa allo squarcio che si apre nell’esistenza di ogni essere vivente. Il nemico è il diabolos, il separatore per antonomasia. Dio compie, invece, un’azione simbolica nel senso etimologico della parola, che è “unire”. Così anche Maria, la symballousa, metteva insieme le cose, collegandole nel suo cuore. Amare è l’unità che vince sulla separazione, il pieno che esorcizza il vuoto dei vuoti, come lo chiama il Qoelet.