Gli scritti di Charlotte Buhler, Gordon Allport e Kurt Goldstein dovrebbero pure averci sensibilizzato alla necessità di cogliere e sistematizzare il ruolo dinamico del futuro nella personalità esistente nel presente; poiché, ad esempio, il suo sviluppo, il suo divenire e le sue possibilità, necessariamente puntano al futuro; e così fanno i concetti di potenzialità e di speranza, di desiderio e di immaginazione; la riduzione al concreto è una perdita del futuro; la minaccia e l’apprensione puntano al futuro (niente futuro = niente nevrosi); l’auto-realizzazione è priva di significato se non ci si riferisce a un futuro attivo in ogni momento; la vita può essere una Gestalt nel tempo, e così via.
Pure, l’importanza fondamentale e centrale che questo problema riveste per gli esistenzialisti ha qualche cosa da insegnarci; per esempio, l’articolo di Erwin Strauss nel volume di May. A mio avviso è giusto dire che nessuna teoria psicologica sarà mai completa se non incorporerà, nel suo nucleo centrale, il concetto che l’uomo ha il proprio futuro dentro di sé, attivo dinamicamente nel momento presente. In tal senso, il futuro si può trattare in senso a-storico, come fa Kurt Lewin. Dobbiamo pure renderci conto del fatto che soltanto il futuro è, in linea di principio, sconosciuto e inconoscibile, il che significa che tutte le abitudini, le difese, i meccanismi per affrontare le situazioni sono dubbi e ambigui, perché si fondano sull’esperienza passata. Soltanto la persona flessibilmente creativa può realmente padroneggiare il futuro: soltanto quella che riesce ad affrontare la novità con fiducia e senza timore. Sono persuaso che gran parte di quanto oggi chiamiamo psicologia consista nello studio degli espedienti che impieghiamo per evitare l’angoscia prodotta da una novità assoluta, illudendoci che il futuro sarà simile al passato.
[Abraham Maslow, Verso una psicologia dell’essere]

Mi permetto di dissentire su un punto del discorso di Abraham Maslow. La novità non è il futuro. Essa genera nevrosi o paura perché è l’imprevedibile. E nessuno potrà mai padroneggiare l’imprevedibile. Il futuro non esiste, solo il presente esiste e solo ciò che è imprevedibile. Che poi il futuro sia dentro di noi come dinamica, questo è un concetto puramente fantasioso, al più poetico. O dovremmo credere al Destino? Che ognuno di noi, come dicevano gli antichi, porti dentro di sé il proprio destino?