Trenta denari


Gesù è ferito dal rifiuto dell’intimità, che offre con amore. Fermarsi, scendere in sé, ritrovarsi nel battito del cuore, sono i gesti della vera preghiera. Con che li barattiamo? Da due millenni i trenta denari passano di mano in mano, ogni momento.

6 pensieri su “Trenta denari

  1. Alfonso

    È questo il “”piccolo difetto””dell’essere umano:la mancanza di riconoscenza!
    Sembrerebbe che tutto ci sia dovuto;
    persino uno che si faccia mettere in croce per causa nostra… voltandosi ,noi,dall’altra parte!
    Misere Nobis Domine…

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  2. S&R

    Bisogna ammettere che Gesu’ non chiede poco…la sua voce di sottile silenzio spesso suona vuoto assordante al nostro udito. Forse dovremmo gridare ad una sola voce: vieni Signore Gesu’! Manifestati con la chiarezza della folgore nella notte oscura.

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  3. a

    Cristo non vive più a Roma!

    Un ippotesto si srotola come la testa di Giovanni
    e scalcia i papiri che bruciano come antichi manoscritti.

    La mano che la creta dominava soggetta e circoncisa
    è il chiodo del Maestro che invano ruota su se stesso.

    Ma le ali lacustri sono provinciali circoli ittici quando
    l’amor che tutto non move è clamore di pettegole cornacchie.

    Solo una voce crocefissa sopporta il mutismo dei pesci,
    quel timone è l’apprendistato di lividi discepoli.

    Il triste gallo lava il canto con le lacrime della Veronica:
    l’alba è vicina, il capestro della risurrezione è lontano.

    Cadono gli occhi divinati come palline di cera fusa:
    è il piombo d’incomprensibili riti che mi sigilla!

    E come nitrivano gli auspici bronzei del miele
    e il verde assenzio ruvido del suo sguardo filiale.

    Di pesce è l’occhio di chi non vive più a Roma,
    poi che detesta le secolari ruine dei rossi-cardinale.

    Il Colosseo può anche crollare: egli non abita più qui,
    le vie consolari non sono più le arterie della sua – parola!

    antonio sagredo

    Vermicino, 22 febbraio 2007

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  4. Iole Chessa Olivares

    Tutto fugge con respiro d’allarme poi, Qualcuno, con clemenza le infezioni aduna fino a portare calma e riposo allo scompiglio del cuore,,,senza mai stancarsi..

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  5. antonio sagredo

    GENTILE CENTO FANTI,
    I BELLISSIMI CONTRIBUTI CONTINUANO,
    PER CUI: BUONA LETTURA!
    —————————————————————————————-
    Canto per Maddalena

    e ancora mi scrive…

    e ancora mi scrive di bende che prestano al sangue le parole
    perché solo dai morti mi aspetto un sincero tradimento nel tragitto,
    perché io possa presentarti Pierrot e Arlecchino nell’orto degli ulivi
    che la gloria si giocano a testa e croce per un bacio di lusinghe.

    Sono caduto in prescrizione come l’occhio di vetro d’un profeta incredulo,
    quando un adagio viennese infiammava le gorgiere d’ossa di Watteau.
    Mi scrivi di un caos recidivo e del gelido rintocco di una replica,
    una lettera mi hai spedito da un non so dove senza il timbro di un non so quando.

    Ecate, le tue labbra hanno suoni mestruali e profumi taciturni!
    Da lontano, tutta nuda, mi venivi incontro col tuo sfacelo erogeno…
    i tuoi resti infelici, contali! Chiudi la porta! Spegni la fiaccola e non latrare!
    Hai generato un incipit: è tutto ciò che resta del tuo epitaffio!

    Te ne sei venuta, Maddalena, per un chiodo crocefisso,
    ma la tua mente e la tua mano sono più esperte dopo l’abluzione.
    Vieni, è notte in via dei Coltelli! Sanguina la soglia e la mia dimora:
    per il tuo sesso alato, per le bravate tue, d’amore!

    Accendi la candela! Siamo piombati da ràncidi tramonti, come da mille veroniche!
    Mi hai scritto che il leopardo s’è mutato in pesce di Tiberiade!
    E io ho visto le peggiori menti della mia generazione trionfare…
    Non vediamo chi muore sempre, abbiamo nostalgia del nostro oblio!

    La Risposta!… come una litania la fine devastata alle sue origini!
    Bandiere d’ossa veleggiano sui rotoli, e i sette candelabri sono spenti!
    Voi, una volta miseri per gli stermini, oggi li celebrate col vostro fuoco sterile.
    Non ci restano che monete di delirio, chimere, sui patiboli!

    Non sarò cenere, né polvere… è il Nulla che mi invita al festino dell’Oggi!
    Ho voglia di spettri, maschere e pupazzi, esecuzioni, confessioni contro natura!
    Non voglio incontrare il Divino! Di misericordie è armata la sua mano!
    Il tradimento fu taciuto al Padre, ma l’arbitrio è un totale inganno.

    Nel delirio di creta tutti gli dei, l’oscena odalisca e la destinazione.
    Rishat, s’incurva il tempo nel mese del Sorriso dei Morti!
    Allontanatemi dalle mie lacrime, cacciate la memoria dai miei luoghi natali,
    non mi conforta la risurrezione, il morbido sudore di denti istoriati!

    Chi uomo, o quale deuccio, se gli stermini risuonano, di nuovo vorrebbe la pace?
    Chi genera la luce in Via della Sterile Notte? Perché la Via dei Giusti s’é fatta empia?
    Io conobbi la Via della Spada che travaglia la colpa… sono vuoti gli accesi candelabri,
    per voi, che invano aspettate chi mai non verrà, e folli se credete il contrario.

    e ancora mi scrive…

    Mi ha spedito una lettera dal set del Golgotha,
    mi scrive che è stufo delle ripetizioni e che i ciack lo stancano,
    che è spossato dal fittizio martirio, dal rosso mirtillo che attira le mosche,
    e ancora mi scrive che invece d’aceto hanno vodka e whisky,
    e lui è astemio, anche se quella sera a cena ha bevuto primitivo di Manduria!
    Che vuole una notte d’amore, ma non sa con chi: Maria o Maddalena?

    Ha accettato la parte per ridere un po’ e piangere dopo, che gli hanno messo accanto due coglioni,
    e non sopporta le comparse che, invece di soffrire, davvero ridono perché non sono ben pagate…
    ma non sanno… la morte di chi… l’hai visto? Su un letto è coricato e beve acqua pura!
    Allora Maria, l’adultera, sciolse la benda che copriva i suoi seni e presi, io, possesso della sua Grazia…

    e ancora mi scrive…

    che quando Dante leggerà Shakespeare
    lo specchio mostrerà le sue ossa,
    che i poeti si premiano tra di loro
    come al trucco più bello,
    come tra puttane!

    antonio sagredo

    Vermicino, 20-21-25 luglio 2006

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