Zbigniew Herbert, Mandel’štam

Mandel’štam

E alla fine come tutti i grandi poeti è diventato un buffone

alla corte dei muschi e dei licheni nel reame sovrano

della tundra

desta l’allegria generale quando a quattro zampe come

un cane

cerca gli avanzi di cibo vecno nenažratyj

e così per la gioia dei prigionieri compagni di sventura il

poeta canta come un gallo

fa le capriole si mette sulle mani a testa in giù

quando gli manca l’inventiva semplicemente fa l’ebreo

Sono passati decenni nessuno più ti cerca

adesso forse il signor Brodskij nell’aldilà cerca di ritrovare

una traccia

è sempre stato così preciso il tempo e il luogo lo hanno

abbandonato

contava le sillabe come un avaro ma parlava anche con le

ombre

E Mandel’štam balla per la gioia degli urka

con la camicia mortale della paura i torsoli

gettati in faccia

dimenticato sul fondo del mar rosso

che si è chiuso su di lui non vedrà Jerusalem

gettati in faccia

E Mandel’štam balla per aumentare la gioia di

esistere

e Mandel’štam balla da solo scalzo sulla neve

[1996-1997]

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