Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. XIII Domenica T.O.


XIII Domenica 

Mt 10, 37-42

Agape e Filìa sembrano confrontarsi in questo passo del Vangelo di Matteo. “chi ama ( filìa) ….più di me non è degno di me”. Padre, madre, figlio, figlia, suocera etc… sono rapporti di consanguineità, dati da una affinità non elettiva ma precedente la volontà dei soggetti coinvolti nei rapporti. Non abbiamo scelto di chi essere padre o madre o figlio. Questa affinità genetica può determinare un serio ostacolo all’opzione fondamentale della propria esistenza. I rapporti familiari ripropongono continuamente lo schema di appartenenza che, in sostanza, risulta escludente, definendo confini coincidenti con gli ambiti di appartenenza familiare, etnica, tribale. Questi confini risultano potenzialmente degli ostacoli importanti a uno sviluppo di una più ampia visione della propria relazionalità.

La salvaguardia e la difesa dei confini familiari e l’ assolutizzazione dei rapporti familiari, producono una sorta di limitazione della capacità relazionale della persona. La famiglia è l’ambito in cui ogni componente deve trovare la possibilità di realizzazione di sé, come espressione di libertà, che fa di ognuno ciò che è e che deve diventare.

In questo senso, però, non è più sufficiente l’affinità perché si creino le condizioni di crescita delle persone coinvolte. È necessario uno spiazzamento. È necessario che si rinunci ai ruoli ( genitoriali o filiali) per accedere ai più ampi orizzonti di libertà che conducono a darsi del “Tu” in modo pieno e fecondo. Solo accedendo ad una logica di agape diventa possibile restituire al Tu tutto il suo spessore di autodeterminazione. In altre parole, solo se si accetta di perdere, sarà possibile trovare. Lo spiazzamento richiesto equivale a una accettazione della croce che non ammette possesso né ruoli da difendere ma solo donazione di sé, nella gratuità totale di chi “ ha lasciato padre, madre, figli” per il Vangelo. Non abbiamo nulla da dover difendere. Non c’è nulla che possa diventare ambito più prezioso di quello che accomuna chi, non considerando prioritari i rapporti di sangue, spende ogni giorno se stesso nella la libertà dello “spreco” di sé. Allora saremo “ segno di contraddizione”, motivo di ripensamento per chi incontreremo. Non la pace ad ogni costo, ma l’ accettazione di tutti i costi della pace. “Sono venuto a portare la spada”. Una spada che divide. Se la famiglia non si lascia decostruire da un’alterità che la visita, è destinata ad implodere su se stessa. Solo nel riferimento ad altro risiede la sua capacità di essere ambito di crescita, non solo per i suoi componenti, ma anche per tutti quelli che con essa si incontreranno.

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Un pensiero su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. XIII Domenica T.O.

  1. Salvatore

    Interessante prospettiva di visione della famiglia fuori dagli schemi obsoleti e dai luoghi comuni non più aderenti al tempo che viviamo.
    Stimola riflessioni e propone un più profondo ordinamento sociale con superamento dei ruoli sclerotizzati incapaci di soddisfare i bisogni e le aspettative che si generano nell’odierna organizzazione famigliare.

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