Cinque Poesie di Angela Kosta

Angela Kosta è nata in Albania nel 1973. Risiede in Italia dal 1995 in Umbria. Ha pubblicato numerose opere di poesia in albanese e in italiano.  Ha scritto anche romanzi e fiabe per l’infanzia. E’ autrice e traduttrice presso la rivista mensile Culturale – Letteraria “Orfeu” di Pristina (Kosovo). E’ autrice presso la Gazeta Nacional distribuita in Albania, Kosovo, Montenegro e Macedonia.

L’IMPERO PERDUTO

Come un albero secolare
sradicata dalle vene della terra madre
abbandonando sogni, progetti lasciati a metà,
chiusi dentro una valigia senza chiave.
Inconscia varcai il mare
riempito dalle mie lacrime,
ferme sulle onde danzanti, vertiginose,
dove la speranza urtava il mio stesso mondo,
bagnandomi fino al midollo dalla rugiada
che avvolge i miei pensieri,
sparpagliati chissà dove,
oppure verso quel paese lontano.
Scappando dalla miseria del passato
scavalcai le nuvole della mia esistenza,
impigliata nella trappola del desiderio
verso un futuro migliore.
Smarrendosi, un’altra persona vidi in me
senza trovare più quell’io,
e un’altra lingua udii
abbracciando tutto senza braccia.
Le radici spezzate,
fin qui,
rimpiangono il richiamo della mia patria
della mia vita, così come di tanti altri.
Io… sospesa nell’aria
spicco il volo tra le nuvole
in un cielo diverso, sconosciuto
nutrendo i miei polmoni
con il vento gelido della tempesta
non poter scaldandosi
dal sole grigio dell’oceano
traditore come la luna
che non mi accarezza più,
perciò divento inabile
affamata, settata senza cibo, né acqua.
Immigrata rimango in mezzo ai due paesi
desiderando solo di ritornare
da dove fossi venuta
in mezzo agli alberi
che mio nonno piantò.
Io… da secoli
ancora in cerca dell’impero perduto.

*

UN PEZZO DI PANE

Un pezzo di pane
per sfamarsi da giorni e ore
compagna di vita
che ulula l’esistenza misera
fermata sullo sguardo perso nel tempo
smarrito dal destino crudele
per essere nati.
Di chi è la colpa di tutto ciò?
Che colpa io stesso avrò?
Fossimo dal Dio non desiderati?
Fossimo venuti nel mondo sbagliato?
Infame fame incuria
sparisci in abbondanza
per farci gioire nell’inopia.
Come vorrei essere tra le nuvole
riempirmi dell’aria nell’universo.
Scaldandosi del sole così lontano
per non sentire il sangue gelato
i battiti deboli dei miei fratelli
pallidi, con labbra screpolate
come la terra sotto i piedi.
Pezzo di pane
non ti sbriciolare!
Dov’è Gesù per farti moltiplicare?
Nessuna risposta ho tranne
questo pezzo di pane
ricchezza dei giorni miei.

*

SINFONIA SCOLPITA

Al cielo aperto
sinfonia inaudita iniziò
con note spaventose
persino il mare ribellò.
Onde danzanti
senza pudore, con furia
portarono in riva
sussurri senza lamenti
di tanti piccoli angioletti
con piedi scalzi
galleggianti, fradici
con i sorrisi spenti
come la bambina piccola
aggrappata alla giovane madre
con i seni di pietra.
Al cielo aperto
si udì la fine della speranza
e in lingua straniera
il sonetto di una nave
rimase scolpito
sullo specchio del mare scuro.

*

“LIMPIDITA’”

Vorrei raggiungerti nella profondità limpida
dei tuoi occhi, dei tuoi pensieri
per cercare di capire quello che sarà ora,
più tardi, domani.
Avrò mai ciò che desidero?
Eppure insisto
proseguo il mio cammino verso te
verso me
per raggiungerti ovunque tu sia.
Ti osservo,
sorrido,
sembri un angelo novella sposa,
fanciulla emozionata
purezza della vita e della mia gioia.
Felice chiudo gli occhi per non piangere,
l’anello al dito ti metto
e odo dalle tue labbra: “Per sempre”.
Ora ti ho raggiunta
nella profondità della tua e della mia anima.

*

TU… DONNA…

Tu… Donna… martire fragile
rannicchiata con lo sguardo perso
dove non esiste un filo di voce,
grido disperato dalla vita sporca
in lacrime di fango rosso,
unghie… graffi…
incarnati dentro l’anima angosciata.
Tu… Donna… Rialzati!
spogliati da tutto ciò nega
la “Dea” che c’è in te.
Disarmati dalla confine
della pazienza, della violenza
Strappa quel velo sbiadito
maschera eterna scura.
Liberati da chi non merita
i sgoccioli del tuo raro sorriso
umido sulle tue labbra.
Tu… Donna… Rivivi!
Apri le mani dove respira la forza della vita.
Rifiorisci… canta… sorridi…
urla la tua libertà
prigione dell’essere spregevole
che tramonta il cammino del tuo essere.
Tu… Donna…
Grande… Unica… Divina.
Vivi!!!

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