Incontro XXVI

Giorno d’autunno

di Rainer Maria Rilke (1875-1926)

Signore: è tempo. Grande era l’estate.
Metti la tua ombra sulle meridiane,
e libera i venti sopra le pianure.

Dì agli ultimi frutti di maturare,
concedigli ancora due giorni di tepore,
affinché si possano compiere, e spremi
nel grave vino l’ultimo sapore.

Chi ora non ha casa, non l’avrà.
Chi ora è solo, lo rimarrà a lungo,
vegliando, leggendo, scrivendo lunghe lettere
e camminando irrequieto tra i viali
nel fluttuare delle foglie.

Giorno d’autunno 2023

di Stefanie Golisch (Germania, 1961)

L’estate non era più grande della primavera, non
più saporito delle mele Pink Lady che poco sanno
di mela. La stanza del poeta è vuota, sul tavolo ha
lasciato il libretto d’istruzione della caldaia con
l’augurio di riuscire a farla partire

Herbsttag

Herr, es ist Zeit. Der Sommer war sehr groß.
Leg deinen Schatten auf die Sonnenuhren,
und auf den Fluren laß die Winde los.

Befiehl den letzten Früchten, voll zu sein;
gib ihnen noch zwei südlichere Tage,
dränge sie zur Vollendung hin, und jage
die letzte Süße in den schweren Wein.

Wer jetzt kein Haus hat, baut sich keines mehr.
Wer jetzt allein ist, wird es lange bleiben,
wird wachen, lesen, lange Briefe schreiben
und wird in den Alleen hin und her
unruhig wandern, wenn die Blätter treiben.

La traduzione di Herbsttag tiene conto della traduzione di Giaime Pintor, modificandola
in base alla mia sensibilità linguistica.

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