
di Pasquale Vitagliano
Quintuplice ferita non rivendica/ il capo incastonato nel carminio/ d’un vivo, enfisematico suo vanto. Chi pensa che la poesia debba essere facile, stia lontano dall’ultima raccolta di Diego Riccobene, Larvae (Arcipelago Itaca, 2023). La deriva della poesia verso le diabetiche sorprese dei cioccolatini qui è del tutto arginata. Anzi, ci troviamo di fronte ad una convinta restaurazione della parola e della sua complessità. Ma subito mi domando, nella mia costante vigilanza dialettica, fino a quale limite questa difficoltà può spingersi? Ammesso che un limite alla difficoltà debba esserci. Rinsaldo con il malleo,/ incorporando a organici convogli/ le maschere deposte sugli avelli,/ contubernali a incàvo come falde/ di albugine divelta.

Il richiamo in esergo al libro dei morti mi fornisce una possibile chiave di lettura. Leggo, dunque, e immagino di avere in mano una raccolta di formule esoteriche, composte dalla prima all’ultima di parole “morte”, ormai inservibili più che inutilizzate, incomprese più che illeggibili. Riccobene ci trasmette plasticamente il piacere (alla Barthes) della scrittura, confermando che non si scrive necessariamente per essere letti; e non si legge necessariamente per capire il significato. D’altra parte, non è casuale che il libro dei morti sia una viatico per l’immortalità.
Apparentemente archeologica, l’esperimento poetico di Riccobene applica ai versi un’effrazione di significato. La sua lingua poetica viene svuotata di significato per assumerne altro/altri grazie al suono, al ritmo e alla melodia. Leggendole ad alta voce si esalta il piacere puro, fisico e sensoriale, tanto della lettura, quanto del preliminare atto della scrittura (magari pure a mano). Come mi suggerisce la post-fazione di Carlo Ragliani, il poeta per Riccobene è un “homo sacer”, insieme sacro e maledetto per aver rotto la “pace divina”. Il poeta è sacro perché la sua parola è irripetibile da parte degli altri esseri viventi, eppure maledetto, in quanto appena pronunciata quella stessa parola svanirà nel nulla.

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