Frammenti di Cinema # 76

Chi è Frankenstein? La creatura o lo scienziato? È facile fare confusione. Ci avete mai fatto caso? Il rimando di Poor Things (2023) di Yorgos Lanthimos è chiaro. Tuttavia, questa singolare sineddoche non si ripete. Lo spettatore non fa confusione tra l’artefice (Willem Da Foe) e la creatura (Emma Stones). In questo caso accade una novità. La creatura si trasmuta in creatore di un’altra. Anzi, sarebbe meglio dire che la vittima prende il posto del carnefice. Con questa lettura il tema del percorso di autocoscienza di genere acquista, a dire il vero, un tono pessimista e cinico. Infatti, più che al processo sessuale, è a quello creativo che bisognerebbe fare attenzione. Non mi sembra, infatti, casuale un altro richiamo, quello agli autoritratti interiori di Frida Kahlo.

Lanthimos non è stato il prim a dare un sesso a Frankenstein. Anzi, anche con un pizzico di ironia, James Whale realizza nel 1935 La moglie di Frankenstein, sul presupposto semplice e naturale (?) che fatto un mostro bisogna trovargli una compagna, per non lasciarlo solo. Creato Adamo, bisogna affiancargli Eva. Non vorrei cadere nel trash, ma queste linee oggi sarebbero contestate dalla ideologia woke. Qualcuno potrebbe interrogarci sul perché non si debba, invece, affiancare a Frankestein un marito. Di sicuro, non si è posto questi problemi Fritz Lang quando nel 1927 ha realizzato Metropolis. Qui la creatura è completamente automatica ed è inequivocabilmente di sesso femminile. Veniamo messi di fronte ad un altro tema, già allora sensibile, ed oggi drammatico, quello dell’intelligenza artificiale e del transumanesimo. Anche Alberto Sordi lo ha trattato in una delle commedie direttamente da lui girate. In Io e Caterina (1980) non siamo di fronte ad un capolavoro, eppure, ancora una volta la comicità ci spiattella una verità inconfessabile. Pensate siano pochi quelli che sarebbero felici di avere un(a) robot a proprio completo servizio?

Che l’intelligenza artificiale possa anche farci innamorare è l’idea che sta alla base di Lei (Her) di Spike Jonze del 2013. Seguono, uno dopo l’altro, film che riconducaono il tema nel film di genere. Autòmata (2014) di Gabe Ibanez e Ex Machina (2015) di Alex Garland. Il cerchio si è chiuso. E’ arrivato il momento di realizzare la profezia di Papa Luciani che Dio è madre. Con la speranza che almeno lei non ci riduca a povere cose.

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