Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Pentecoste 2024

« venne all’improvviso come un respiro di violenza» [At 2,2]

« il frutto dello Spirito…è amore, gioia, pace…»  [Gal 5,22]

« quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» [Gv 16,13]

Ho visto il grano quasi maturo. Quasi maturo per essere mietuto. Le spighe sono quasi formate e il loro colore è quasi giallo. Quasi.

Tutto in quel “quasi” è il tempo della Storia. In quel “quasi” il luogo dello Spirito.  

In questo “quasi” il nostro compito di lasciarci ri-collocare nella Storia.

Non è senza sofferenza ogni ricollocamento. Ogni volta è uno strappo e una riacquisizione. Uno spiazzamento e un accasarsi sempre provvisorio. Così come è provvisorio il vento.

È un vero e proprio «respiro di violenza», volendo tradurre alla lettera il testo greco di Atti.

Una violenza che non è sottrazione arbitraria e proterva, ma che è un ri-collocamento, un mettere le cose al proprio posto.

Ah se lo conoscessi, quel posto.

Dunque, è sofferenza ed è travaglio.

« Tutta la creazione geme e soffre nelle doglie del parto» (Rm 8, 22)

Si sta partorendo una nuova creazione, una nuova umanità, un nuovo “Io”, il cui nome è pronunciabile, da me e dagli altri, perché pronunciato dall’ Altro, “ferito” dall’ immissione di umanità. Cristo entra nel Padre e provoca, se così si può dire, una “ferita” da cui fuoriesce un “respiro di violenza” che investe tutta la creazione.

Stupore, stordimento, vertigine di consapevolezza crescente.

Ecco la nostra Pentecoste. Turbinio di coinvolgimenti che mi ri-collocano, rispetto a me stesso, in relazione con alterità altrettanto ri-collocate e travolte. Un vento che sa cogliere il desiderio e sa condurlo al luogo che gli è proprio. Sempre oltre, sempre al di là di ogni orizzonte di conoscenza.

È travaglio di generazione nuova. È inquietudine che coglie l’insufficienza e pure la pace. È desiderio che vuole tornare lì dove è stato partorito. Ma pure, questo travaglio, questa inquietudine, questo desiderio senza limite sono «amore, gioia e pace». Saranno loro a guidarci alla ricerca del nostro luogo proprio, perché questa è l’azione dello Spirito, questi i suoi “frutti”, sacramenti di alterità, di differenza e di relazione.

Ecco la nostra Pentecoste, ecco lo stabilirsi della relazione fra differenze, colte e non negate, che segnano il cammino di ricerca di una umanità in cerca di casa.

«Vi guiderà alla verità tutta intera». Non è ancora il tempo del possesso della verità e cresce la consapevolezza che forse non lo sarà mai, perché la verità non si possiede, ma si riconosce e si serve; si

cerca e se ne gioisce nella ricerca. Ed è gioia e pace quando si intuisce, timidamente, in obbedienza ad intelligenza interiore, che la verità è amore. Non possesso o superbe acquisizioni di senso, non torri d’avorio permanenti e inscalfibili, ma povertà di relazione, in cui, ancor più timidamente, osiamo dire “Io”, in cui siamo ri-collocati e chiamati per nome e a cui non possiamooffrire altro che la nostra “debolezza di credere” (M. de Certeau).

In questo nostro “quasi”, la concretezza della nostra storia, ricondotta in unità, ma non uniformata, ricomposta in uno sguardo nuovo che ci permette la differenza senza violenza, l’alterità come “rottura instauratrice”  (M. de Certeau). Noi, frammentati e rifondati, la rottura instauratrice, nella Storia dell’umanità; rottura instauratrice nelle storie delle donne e degli uomini, lungo la  via, insieme pellegrini per l’aurora”(M.L. Zannini, Inno di Pentecoste). Noi, portatori di lacrime e di gioia, di angoscia e di speranza, fuoco e scintilla portati da vento nuovo.

Chi potrà imbrigliare il vento?

Chi sarà padrone del respiro?

Chi sarà il carceriere del  fuoco?

« Sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso» (Lc 12,49)

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Un pensiero su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

  1. Giuliana

    È una riflessione che ci apre il cuore ad accogliere questo grande dono dello Spirito Santo…nei modi e bei tempi in cui vorrà farci partecipi del Suo amore., ma intanto queste parole sono un invito ad essere gioiosi, insomma ci fanno assaporare già oggi la bellezza ….anzi ci fanno venire alla luce ei versi del salmo ” com’ e bello , come è dolce che i fratelli stiano insieme..”,.. beh che dire GRAZIE

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