3 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Pierluigi Cappello. 4”

  1. Luigi Maria Corsanico

    Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8/8/1967 – Cassacco, 1/10/2017)
    da “La misura dell’erba”, (1993-1998),
    in “Assetto di volo”, Crocetti Editore, 2006

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    Alexander Scriabin Prelude Op. 22 No. 1
    Eduardo Fernandez, piano

    Piangere non è un sussulto di scapole
    e adesso che ho pianto
    non ho parole migliori di queste
    per dire che ho pianto
    le parole piú belle
    le parole piú pure
    non sono lo zampettío delle sillabe
    sull’inverno frusciante dei fogli
    stanno cosí come stanno
    né fuoco né cenere
    fra l’ultima parola detta
    e la prima nuova da dire
    è lí che abitiamo

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  2. S&R

    Sospesi nel silenzio che abita le parole, come in un big bang di possibilità da cui scaturiscono infiniti universi, e scegliere ogni volta la dimensione in cui vogliamo essere, perché la parola il potere di creare mondi meravigliosi o deserti terrificanti.
    Bellissima, grazie!

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  3. Ema

    Le parole
    se si ridestano
    rifiutano la sede
    più propizia, la carta
    di Fabriano, l’inchiostro
    di china, la cartella
    di cuoio o di velluto
    che le tenga in segreto;
    le parole
    quando si svegliano
    si adagiano sul retro
    delle fatture, sui margini
    dei bollettini del lotto,
    sulle partecipazioni
    matrimoniali o di lutto;
    le parole
    non chiedono di meglio
    che l’imbroglio dei tasti
    nell’Olivetti portatile,
    che il buio dei taschini
    del panciotto, che il fondo
    del cestino, ridottevi
    in pallottole;
    le parole
    non sono affatto felici
    di essere buttate fuori
    come zambrocche e accolte
    con furore di plausi e
    disonore;
    le parole
    preferiscono il sonno
    nella bottiglia al ludibrio
    di essere lette, vendute,
    imbalsamate, ibernate;
    le parole
    sono di tutti e invano
    si celano nei dizionari
    perché c’è sempre il marrano
    che dissotterra i tartufi
    più puzzolenti e più rari;
    le parole
    dopo un’eterna attesa
    rinunziano alla speranza
    di essere pronunziate
    una volta per tutte
    e poi morire
    con chi le ha possedute.

    E. Montale

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