Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Mistero. 4

Il Mistero 4.   C’era una volta l’Uno. E c’è ancora

“Questa è una storia piena di amore e devozione, paura e violenza – e di scienza all’avanguardia”.
Così Heinrich Pas nell’introduzione al suo volume, L’Uno. L’idea antica che contiene il futuro della fisica. Ed ha perfettamente ragione. Quella che racconta, infatti, è una vicenda dalle infinite, tumultuose variazioni, infinita perché da sempre l’essere umano si interroga su un duplice mistero, ovvero sul mondo e sulla sua posizione nel mondo; da sempre elabora ipotesi che tenta di dimostrare, da sempre si esprime attraverso assiomi e raggiungimenti che poi regolarmente mette in discussione e supera, ricredendosi e tornando sui propri passi, per quindi contraddirsi di nuovo e procedere imperterrito alla ricerca di continue (impossibili?) certezze. Una ricerca non semplice né indolore, anzi costellata di rischi, di umiliazioni e sacrifici anche estremi – Galileo che abiura, Giordano Bruno al rogo – ma anche coronata da impreveduti successi: la carriera di Cusano, giunto ai vertici ecclesiastici malgrado le sue sintesi ardite, Marsilio Ficino fondatore di una nuova Accademia platonica che comprendeva maestri come Botticelli e Michelangelo. 

La cavalcata di Pas, fisico teorico tedesco, lungo il sentiero accidentato della conoscenza giunge fino ai nostri giorni, fino a coloro che hanno cambiato il modo di rapportarsi ai fenomeni dell’esistenza, fino a Faraday, Einstein, Bohr, fino alla meccanica quantistica. E qui il nastro si riavvolge perché, fondendo in una nuova sintesi fisica e cosmologia, ed includendo in questa sintesi una riflessione metafisica corroborata da ulteriori sperimentazioni, giungiamo ad una ‘teoria del tutto’ che aspira ad essere l’attuale punto d’arrivo di questa storia sorprendente: “La cosmologia quantistica indica che il livello fondamentale della realtà non è costituito da particelle né da minuscoli oggetti unidimensionali vibranti, noti come ‘stringhe’, ma dall’universo stesso – inteso non come la somma delle cose che lo compongono ma piuttosto come un’unità onnicomprensiva”. E allora torniamo all’antico, torniamo all’etimologia e alle questioni che ci riguardano: “Che cosa significa sentirsi a casa nell’universo? Che cosa intendiamo davvero quando parliamo di universo? Etimologicamente, la parola deriva dal latino universum, che significa qualcosa di simile a ‘tutte le cose combinate insieme in una sola’ ”. Che è come dire, con Eraclito: “Da tutte le cose Uno, da Uno tutte le cose”. 
Di nuovo, siamo posti di fronte al Mistero fondamentale: che cos’è la realtà? Un pensiero che difficilmente ci sfiora andando a cinema, dove ci limitiamo a godere – se va bene – un bel film, una bella storia. E invece la metafora cinematografica è calzante perché la storia a cui assistiamo nel buio della sala “è creata dalla prospettiva dello spettatore sulla pellicola proiettata. La storia è creata da noi che la guardiamo, mentre la fonte originaria delle informazioni rimane montata sul proiettore senza essere influenzata. Allo stesso modo, la storia cosmica può essere intesa come ciò di cui facciamo esperienza, creato dalla nostra prospettiva su una ‘realtà quantistica’ fondamentale”. E dunque: dove è realmente contenuta, dove si manifesta, dove scorre la vita: in sala o sullo schermo?
Rispondere a questa domanda significa logicamente, irrimediabilmente, porne altre, a cascata: “che cos’è la materia?, che cos’è lo spazio?, che cos’è il tempo?, come è nato l’universo?”. Interrogativi che secondo Pas possono essere sciolti solo in una dimensione monistica, rifacendosi a quell’unità delle cose che i presocratici avevano intuito e teorizzato in forma non solo scientifica – per l’epoca – ma anche filosofica e poetica. Non a caso mescolando linguaggi che la nostra modernità ha reputato dissimili e che tuttavia, di là dagli specialismi, nella loro essenza contraddittoria si appartengono. Comunque. Traggo dal libro e pongo in chiusa il monito (o lo sberleffo?) di chi aveva un’estrema familiarità coi paradossi. Scriveva Einstein: “L’eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità”.

Heinrich Pas, L’Uno, Bollati Boringhieri 2024

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