Frammenti di Cinema # 85

 

di Pasquale Vitagliano

David Lynch non è il mio regista preferito ma The elephant man (1980) è il film al quale sono sentimentalmente più legato. Come Victor Hugo, secondo Leonardo Sciascia, ci ha insegnato cosa significhi veramente essere cristiani, David Lynch si ha insegnato ad essere umani. Il tema del corpo, del volto, in particolare, della mostruosità sono al centro della sua ricerca artistica. Senza di lui, Coralie Fargeat non avrebbe concepito The Substance (1924) con una rinata Demi Moore. La manipolazione della faccia per avere un volto nuovo e, magari, anche un’anima diversa, ha spesso stimolato il cinema. Già nel 1947 ne La fuga (1947) di Delmer Daves, l’espressione iconica di Humphrey Borgart non appartiene al volto originario del protagonista. Assassino in fuga, decide di rivolgersi ad un chirurgo plastico per modificare i propri connotati. Anche il trafficante Manitas cambia indentità, ma per diventare una donna. Emilia Pérez (2024) di Jacques Audiard è candidato a 13 premi Oscar per il 2025. Il medico di Tel Aviv, che finalmente realizzerà il suo desiderio, l’avverte: si può cambiare il corpo, non l’anima.

Questa fantasia era già presente in letteratura. Si contano moltissime trasposizioni de Il fantasma dell’opera di Gastone Delroux – dalla prima interpretazione di Lon Chaney (1925). Altri non è che Erik, un giovane che vive nei sotterranei del teatro per nascondere il suo volto malformato dalla nascita. Allo stesso tema del fantasma che porta impressa l’orma del passato sembra ispirarsi L’uomo senza volto (1993) diretto e interpretato da Mel Gibson. Poi, c’è L’uomo che ride di Victor Hugo, sfregiato da bambino per poter essere utilizzato negli spettacoli di strada, dalla quale poi è derivato il personaggio marvelliano e cinematografico di Jocker. Ed infine le tante versioni del doppio dottor Jekyll e mister Hyde, tratto dal romanzo di Robert Louis Stevenson, al quale si è ispirato anche Chuck Russell per The Mask (1994) con il solito fantasmagorico e bravissimo Jim Carrey.

Il più mirabolante film sull’anima e il volto, però, è Face off (1997) di Jhon Woo in cui lo scambio di faccia tra John Travolta e Nicolas Cage determina un corto circuito esplosivo tra buono e cattivo, bene e male. Al polo opposto, procedendo semplicemente in levare, togliendo cioè sostanza, non arricchendola (o sofisticandola), è L’amore sospetto (2005) tratto dai Baffi di Emmanuel Carrère, e da lui stesso girato. Al protagonista basterà tagliarsi i baffi per essere un altro. Semplicemente. Ma drammaticamente.

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