Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

La misura

 

Rembrandt, Il Padre misericordioso


«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». [Lc 6,27-38]

«Est modus in rebus» (Orazio, Saturae I,1)

Qual è la misura?

È il giusto equilibrio fra rischio e beneficio che deve guidarci nelle scelte? È il sentimento di bontà che deve regolare le nostre relazioni?

Se così fosse, l’essere cristiani non sarebbe altro che il trionfo del perbenismo borghese, fatto di buone maniere; fatto di impegno, ma con misura (quale?); fatto di buone azioni, ma con giudizio (di chi?); sempre dalla parte dei poveri, ma senza radicalismi.

Se così fosse, l’etica cristiana non sarebbe altro che quella del “farsi i fatti propri”, “non fare ciò che non vorresti ricevere”.

È l’etica della tranquillità, della vita senza scosse, delle relazioni di cortesia che non impegnano più di tanto. È anche l’etica dei grandi proclami di amore universale, senza la concretezza dell’altro che disturba, senza la prossimità che romperebbe troppo i miei equilibri.

Luca dà due parametri che fungano da criterio e misura. Due “come” che ci aiutino a capire la portata del discorso.

Il primo “come” è facile da comprendere perché è tutto in linea orizzontale. “Fate agli altri come vorreste che gli altri facessero a voi”.

Il punto di riferimento sono Io. So perfettamente quello che mi fa piacere ricevere, devo usare lo stesso criterio verso chi mi sta accanto. È in positivo, però. Non si dice di non fare quello che non si vorrebbe ricevere: torneremmo all’etica individualista delle mani pulite.

Qui si chiede di fare quello che si vorrebbe ricevere. Quelle mani pulite bisogna sporcarsele. Non basta astenersi da ciò che non è bene, il discepolo deve andare oltre, deve operare ciò che è bene, per sé e per gli altri, come se fosse la stessa cosa.

L’altro parametro che Luca fornisce è più impegnativo: “come il Padre vostro”.

L’impegno diventa importante.  La misura non è più all’interno di una esperienza facilmente rintracciabile, è collocata in una relazione non misurabile. La misura è l’ “oltremisura”.

Ogni argine pensabile viene abbattuto. Anche la reciprocità non è più un limite. “Date senza sperare nulla”. Ogni logica commerciale è sovvertita; ogni convenienza, economica o sociale, è oltrepassata. La misura con cui ci viene chiesto di dare sia buona, pigiata,colma e traboccante”.

La misura che riceveremo è “buona, pigiata, colma e traboccante”.

«Da chi [ci sarà versata in grembo]? Non è detto. Evitiamo di aggiungere “ da Dio”, come se volessimo sapere a tutti i costi con chi possiamo fare dei buoni affari. Poiché il nome di Dio non apporta nulla per noi, non è un valore d’uso. Meno lo misuriamo su noi stessi, più giusta sarà la nostra misura» (B. van Meenen in Atelier Evangile).

Ci sarà dunque un ritorno? Sì, ma non come risultato di un calcolo, ma come l’eco che moltiplica una piccola voce che non conosce la sua potenza.” (Atelier Evangile)

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