La bocca parla dalla pienezza del cuore
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
“Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.» [Lc 6,39-45]
«La musica non dovrebbe essere che l’eccedenza di un grande silenzio» (M. Yourcenar, Alexis)
Allo stesso modo, il parlare non dovrebbe essere che l’eccedenza dell’abbondanza del cuore.
Tale è la poesia.
È da una sovrabbondanza che origina la comunicazione fra gli uomini e le donne che hanno il principale compito di ascoltarsi prima di parlare. Nella sovrabbondanza del cuore zampilla la sorgente che allaga le praterie della incomunicabilità fra gli esseri umani. È da questa sovrabbondanza che origina la fecondità che fa di ogni essere umano un essere unico e irripetibile, prezioso e vulnerabile.
Il frutto che ne scaturisce sarà l’irripetibile segno di quell’essere umano lì, solo di quello, unico e raro, perciò bisognoso di cura e di protezione. Non importa a quale specie di albero appartenga. Non importa se è stato piantato qui o lì, se ha ricevuto abbondanti piogge o se è stato arso dal sole. Ciò che conta, adesso, è la concretezza del suo frutto. È da questo che si può giudicare l’albero, non l’inverso.
Mai, nessuno, ha il diritto di giudicare se non a partire dal frutto. E perché un albero possa fruttificare è necessario che gli si zappi intorno, che gli si garantiscano le condizioni minime di sopravvivenza, dando alle sue radici la possibilità di affondare nel terreno che ritengono più idoneo al loro sviluppo.
Che importanza ha se in un frutteto si pianta un ulivo? O se in un bosco di querce nasce un pesco?
O se è un albero di una specie sconosciuta?
Si dirà che quest’albero non è uguale agli altri della stessa zona, si dirà che ha foglie diverse e tronco diverso, ma sarà solo dal suo frutto che potremo giudicare. E chi può ridire la ricchezza apportata dall’immissione di specie diverse con frutti nuovi che aprono nuove conoscenze e nuove possibilità?
La parola è il primo frutto che possiamo cogliere e la parola è espressione della sovrabbondanza del cuore.
Non è una concessione benevola, è una sovrabbondanza. È qualcosa che, per sua natura, è fatta per essere condivisa. Non si può trattenere la sovrabbondanza: straripa, inonda, feconda.
Non è una ricchezza di cui sentirsi pieni, è piuttosto una eccedenza di cui essere poveri. Inarrestabile perché tale è la capacità di comunicazione e di accoglienza che fa di ognuno di noi un oceano di sovrabbondanza. Pensare di mettere argini è come l’infantile tentativo di difendere i castelli di sabbia dalle onde del mare. Ogni tentativo, in questo senso, è destinato al fallimento.
Se riuscissimo a far comunicare fra loro le sovrabbondanze dei cuori, il pesco darebbe i suoi frutti anche in mezzo alle querce e il mandorlo fiorirebbe ad ogni primavera, anche in mezzo ai cactus eil mondo intero sarebbe fecondato dalla poesia.
E, forse, da questa, salvato.

Due aspetti mi vengono alla mente,: Quando si è avanti nel cammino della vita vorremmo vedere I frutti del nostro albero ..e che è fossero buoni, ma rimane aperto l interrogativo ..fiducia , speranza…certo…
L altro riguarda la via comune ” se riuscissimo a far comunicare fra loro le sovrabbondanze dei cuori…” potrebbe essere anche questa una indicazione per un verso dove sicuramente più impegnativo ..ma sicuramente migliore