
di Patizia Baglione
TRE FISSE a David La Mantia
Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia?
La mia poesia comincia dopo l’happy end. Dopo i festeggiamenti per il matrimonio di Cenerentola. Dopo che Robin Hood e Marian si baciano. Comincia quando gli altri chiudono il libro soddisfatti. La bellezza non è solo un fatto estetico per me. La penso come Pasolini: la bellezza è vitalità, slancio, rottura, frammentazione. La bellezza abbraccia il mondo se lo modifica, se ne altera la percezione. Non può essere solo spettacolo, visione. Ma deve essere boccone di fatica. E dolore. Quando scrivo, non sento, come tanti dicono, catarsi o liberazione. Solo l’affollarsi del rimpianto e del rancore. E l’amore? La mia raccolta Gesti lievi ha come sottotitolo L’amore se te ne accorgi. Ecco, è questo il problema. È che siamo immersi nell’amore e non ce ne rendiano conto.
C’è un testo a cui sei più legato. Se sì, quale e perché?
Sono tre. Da una parte, Amai di Saba. Le trite parole che non uno usava. Perché è molto più difficile scrivere usando parole vecchie e scontate come fiore e amore, che non creando neologismi o artifici retorici spettacolari. Poi il conigliopollo di Pagliarani, che ha mostrato come la poesia possa essere un problema di statistica o di matematica, aprendo spazi nuovi e fino ad allora non intercettati. Canterem la fisica applicata, diceva Praga alla fine dell’ottocento. Ecco, Pagliarani ha adempiuto alla richiesta, ha mostrato sentieri mai prima batturi, come diceva Callimaco. In ultimo, un mio testo, esempio di scrittura per allegorie, alla maniera di Fortini e Raboni. È una linea attualmente perdente, sormontata dagli stilemi zanzottiani e in ultimo dai manieristi deangelisiani.
La bellezza non consiste nel rispetto
delle distanze tra gli alberi,
ma nemmeno nell’infrangere
le regole del bosco, nel seminare
a caso, nell’estirpare.
Impara a non vedere differenze,
a confondere la felce con la quercia
che ferma il cammino, ad amare
anche la gramigna, anche l’edera
serrata ai rami disossati.
Dimentica il bastone
con cui ti facevi largo, cancella
la traccia al tuo passaggio, se la strada
conduce al burrone, ascolta
come un semplice soffio crei spazi
per nidi, apra i varchi, illumini.
*
Come vedi il futuro della poesia?
Se continuiamo con presentazioni frontali e stanche, iterazioni di momenti già superati nel settecento, non andremo da nessuna parte. Anche perché la velocità ha ampliato la distanza tra le generazioni. Occorre una comunicazione nuova. Esisterà un futuro per la poesia se si lavorerà a scuola in modo diverso. Al momento, il 90 per cento dei miei colleghi conclude il programma liceale di italiano con Ossi di Seppia di Montale, del 1925, proposto l’ultima settimana di scuola, arrivando al massimo a Saba. Passando magari quattro mesi su Leopardi e Manzoni, che andrebbero, specie il secondo, affrontati in quarta. I ragazzi si convincono che la poesia sia quella li. E non conoscono Penna, il gruppo 63, Turoldo, Sereni, i versi della Rosselli o della Cavalli, la Valduga o Cappello, la poesia dialettale di Albino Pierro, l’impegno civile di un Roversi o gli strumenti umani di Sereni. Se poi aggiungiamo che quasi tutti i programmi di filosofia si concludono con Bergson o Freud, quindi i primissimi anni del secolo scorso, abbiamo il senso del Vulnus subito dai nostri ragazzi.

Gentile cioè la ragazza Carla sarebbe una struttura di emergenza tra un inedito Pasolini e un latitante saba? Convinto che questo canale sia condivisione mi esprimo pure io. . Montale in qualche maniera sarebbe un leopardi sulla via di damasco? Sarò cretino io ma perdonami nn ti capisco. Quello che capisco sono i brevi versi che ci mandi: un’ avanguardia post-mortem come fossimo semplici pedine di un gigantesco gioco di scacchi.
Perdonami se rispondo ora, ma ho saputo solo adesso della pubblicazione di questa intervista. Non intendevo niente di ciò che dici. Mi attribuisci affermazioni che non penso e non credo. La ragazza Carla, che amo, non è una struttura di emergenza tra un saba latitante( da cosa? Io parlo di Weltanschauung del semplice e del comune) e un Pasolini inedito( il vitalismo pasoliniano è citato da lui stesso nell’intervista su lettera ad una professoressa di don milani). Montale folgorato sulla via di Damasco? Ma se ne parlo solo in relazione alla scuola. Dico solo che è necessario farlo tutto. Non solo gli Ossi. E poi non è facile trovare un autore cosi distante dalla religione. Ma davvero mi hai letto? Proporrò le mie considerazioni e il tuo “commento” nelle quinte liceo. Se poi la poesia che ho proposto ti sembra mortuaria, ne prendo atto. Buon tutto.