Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Mi vuoi bene? Seguimi

Gianni Maran

«In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». [Gv 21,1-19]

Riconoscimento, concretezza di azione, missione.

Sembrano questi i punti salienti del racconto di Giovanni.

Non si conosce se non si ammette di non conoscere. La non conoscenza è il primo passo da compiere. Pretendere di possedere tutte le coordinate per connotare l’esperienza è la pretesa dell’ignorante che vuole restare tale. Soltanto l’ammissione della propria confusione può restituire la possibilità della chiarezza. Ma, spesso, neanche questa è sufficiente.

È necessario uno scarto. E forse il più significativo fra gli scarti è l’affidarsi. Non si arriva alla conoscenza se non attraverso la condivisione. Soprattutto, non si ri-conosce se non attraverso l’affidarsi all’altro. Pietro ri-conosce solo attraverso il riconoscimento del “discepolo che Gesù amava”.

Questo è il punto nodale del racconto. Tutto si fonda sulla relazione amorosa tra Gesù e i discepoli. E tutto da qui si dipana. Non esiste reale conoscenza, non sarà mai possibile, nonostante la memoria, ri-conoscere se non in una relazione amorosa. È questa che svela il volto dell’altro. Tutto il resto è analisi di dati, la cui somma non renderà mai conto della complessità del totale. Il tutto resta altro, rimano oltre. Solo una relazione e una relazione amorosa saprà svelare le pieghe del volto che, pure noto, si mostra sempre altro, rispetto all’esperienza e alla memoria a questa legata. Chi ama sa cogliere l’imprevisto e l’imprevedibile. È “il discepolo che Gesù amava” che ri-conosce quello che già conosceva. Ed è attraverso il suo riconoscimento che anche Pietro può ri-conoscere, acquisendo una memoria nuova, che lo conduce a gettarsi in mare. Ri-conoscere è conoscere nuovamente, cioè in modo nuovo. È reimparare il volto dell’altro, a partire da una memoria, ma non fermi alla memoria.

La memoria condivisa e il riconoscimento di chi ama diventano il patrimonio comune che permette a tutti di dire: “È il Signore”.

Il riconoscimento, poi, non sarà mai un atto astratto della ragione, ma induce a concretezza di decisioni. Pietro si getta in mare e tutti sono invitati a mangiare. Quale atto più concreto del mangiare? Ri-conoscere Gesù non lascia mai indifferenti. Provoca e plasma la realtà. Così è l’amore: provoca e plasma la realtà, in tutta la sua concreta bellezza.

«Mi ami?». Non si chiede altro. Per tre volte, come per tre volte aveva tradito, Pietro è chiamato a confermare. Una triplice conferma è sigillo. E quello che si sigilla è la realtà significata con lo sguardo della resurrezione. L’amore non salva dal tradimento, lo travalica, lo assorbe, lo trasfigura. A Pietro, colui che aveva detto: “Non lo conosco”, è affidata la fedeltà di tutto il gregge. A lui si chiede solo amore.  

E «l’amore non cadrà mai» (1 Cor. 13,8).

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