Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Ricordo 3

Il Ricordo 3.   Le scorie di un patto

 

   Cosa fare del Ricordo? Come viverlo fino in fondo, come abbandonarsi alle sue voluttà? O, all’opposto, come negarlo alla radice, come vivere senza essere sopraffatti dalla memoria? 
L’uomo al risveglio non si pone questi problemi, inizia la sua giornata al solito modo, poi però compie un gesto imprevisto, devia dalla rotta consueta e si ritrova su una spiaggia, dove incontra una donna meno timida di lui, che lo aggancia, lo provoca, infrange la sua corazza; nasce una storia. Ma è una storia che appartiene al passato. Sono già stati insieme, l’uomo e la donna, per due anni, tra alti e bassi – a quanto pare pochi alti e parecchi bassi – ed ora non fanno che rivivere quei momenti. Com’è possibile? Accade perché entrambi hanno voluto stringere un patto innaturale con sé stessi, prima lei, poi di ripicca lui, un patto per dimenticare ciò che è avvenuto, il loro coinvolgimento, le emozioni, i sentimenti, gli alti come i bassi: un patto specifico, selettivo, capace di ricacciare nell’oblio ogni loro trascorso. Un patto sancito dalla scienza. Entrambi hanno fatto ricorso ai servigi della clinica Lacuna, sottoponendosi ad un trattamento che elimina dalla mente ciò che non si ritiene più sopportabile, ciò che ormai provoca solo fastidio, astio, dolore. Il trattamento, tuttavia, benché riuscito, non spalanca per loro le porte della serenità. Anzi. 

Se mi lasci ti cancello, recita, brutale e banale, il titolo italiano del film di Michel Gondry, con Jim Carrey e Kate Winslet; mentre il titolo originale si rifà ad un verso del poeta inglese del primo Settecento Alexander Pope: “Eternal Sunshine of the Spotless mind”, ovvero “Infinita letizia della mente immacolata!”. E per una volta, nella sua schiettezza, il titolo banale rende meglio dell’allusione poetica l’essenza della pellicola, che non gira attorno al ricordo con volute lievi, avvolgenti, ma trancia senza pietà, elimina ciò che va eliminato, con progressione implacabile, vedi gli oggetti e le persone che successivamente scompaiono dalle inquadrature, si dissolvono mano a mano, mentre il protagonista, pentito,  che non intende più cancellare quei ricordi, tenta con tutte le sue forze, nel sonno indotto, di sottrarsi al trattamento cui si è sottoposto in preda ad una rabbiosa reazione, provando adesso a nascondere la donna, di cui si scopre ancora innamorato, all’interno di altri ricordi, diversi da quelli che per contratto ha deciso di cancellare. E tuttavia la marcia indietro si rivela impossibile, il trattamento, effettuato peraltro con scarsa professionalità da un dottore e dai suoi assistenti, tutte figure opache, tutti con qualcosa da nascondere, da farsi perdonare, procede comunque ed alla fine si compie. 
Ed allora ricomincia il film, come nulla fosse. L’uomo al risveglio compie i soliti gesti, poi l’incontro con la donna, la stessa attrazione, le stesse esitazioni, lo stesso lasciarsi andare. La verità, però, grazie ad una vendetta contorta quanto la sceneggiatura di Charlie Kaufman, premiata con l’Oscar, emerge, inconfutabile: le motivazioni fornite prima di sottoporsi al trattamento sono state infatti registrate su nastro; e quei nastri vengono inviati ad entrambi, così ciascuno si rende conto di ciò che realmente l’altro pensa di lui, o di lei. La verità, quindi, contro il ricordo; le reciproche illusioni contro le reciproche delusioni. Bisogna scegliere. E i due, dopo un primo momento di drammatico, inevitabile rifiuto, stremati, d’impulso, decidono di provarci, ancora.
Una scelta difficile, poco comoda; ma la più umana, quella che permette di continuare a coltivare il Ricordo, dolce o amaro. Perché il ricordo va coltivato: non come una pianta esotica, magnifica, fragile, che occorre mettere al riparo dalle intemperie ma come una piantina domestica, che cresce poco a poco, da annaffiare con misura, valutando volta a volta la quantità dell’acqua, l’esposizione al sole, l’andamento delle stagioni. Accettandone lo sviluppo imprevedibile, dunque accettando i propri difetti così da superarli assieme ai difetti altrui. Sapendo, intuendo, che se mi lasci la scelta peggiore sarebbe cancellarti.

 

Michel Gondry, Se mi lasci ti cancello, USA 2004

   

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