Pietro e Paolo
la Chiesa plurale
[At.12,1-11; 2Tim 4,6-8.17-18; Mt 16,13-19]
La memoria congiunta dei Santi Pietro e Paolo ci impone una riflessione sulle caratteristiche di una chiesa, dall’apparenza compatta e granitica, ma che, in realtà, è matrice di sfaccettature e sfumature non secondarie che costituiscono il vero volto della comunità cristiana.
Pietro e Paolo non solo non sono simili, ma costituiscono modi assai differenti di significare il loro incontro con Gesù Cristo. E non solo per le modalità iniziali, di questo incontro.
Si tratta di letture intersecanti traiettorie molto significative della prima comunità cristiana. Soprattutto, l’area di investimento era rappresentata dal rapporto con la tradizione ebraica.
L’apertura verso altre tradizioni o addirittura verso tradizioni fuori dell’ebraismo da parte di Paolo non sempre si accordava con l’atteggiamento di chi avrebbe desiderato una maggiore e più precisa fedeltà ai dettami della tradizione. La prudenza di Pietro ha evitato scontri più violenti e ha ricondotto in unità scegliendo la via che sembrava più aderente alla nuova lettura della Tradizione ebraica.
Scontri, verbali e non solo, sospetti e timori, accuse reciproche non sono stati rari in quei primi anni di una comunità che stava cercando la sua via nella fedeltà al maestro.
Ha sempre parlato con una voce sola, la comunità, quella di Pietro. In quella voce, però, erano comprese tutte le sfumature, còlte, elaborate e restituite, per la crescita comune.
Non sono state eliminate le sfumature, sono state composte in unità, cogliendo in ognuna il diritto di affermare il volto di Cristo nella storia. Mai nessuna sfumatura avrà l’arrogante pretesa di essere l’unica vera lettura del Vangelo. La accogliente e ferma posizione di Pietro saprà ricomporre in unità, dando ad ognuno la propria possibilità di espressione, restituendo ad ognuno il diritto di dirsi chiesa.
Così, la chiesa di Cristo, sarà in grado di essere luogo di crescita per una umanità sempre meno uniforme e con voci multiple. “Una parola ha detto Dio: due ne ho udite” (salmo 62). Pietro e Paolo sono le “voci” con cui Dio ha parlato, insieme a tante altre che sono la voce della chiesa. Le loro restano fondanti. Restano il diapason su cui si accordano tutte le altre.
Nella seconda lettera a Timoteo, Paolo afferma di stare per “essere versato in offerta”. Il verbo usato è “spèndomai”, “traducibile con “spendo”. Paolo, dunque, afferma che sta per essere “speso”.
Qui è l’autorità di Paolo e di Pietro. Essere “spesi”, “sprecati” per coloro che erano stati loro affidati.
Ad ognuno è affidata la stessa missione: essere spesi. Senza ritorno, senza contraccambio. È una spesa che non compra, se non l’autenticità stessa della vita.
Le mani che El Greco ha impresso sulla tela sono segno e concretezza di questo atteggiamento: Pietro, l’autorità che avrebbe potuto fare a meno della riflessione di Paolo, indica Paolo rimandando ad esso l’attenzione. Paolo, colto e addottorato, che avrebbe potuto fare a meno di Pietro, appoggia la sua mano destra su quella di Pietro. È il segno della fedeltà reciproca e dell’appoggio che l’uno chiede all’altro.
Nessuno è autosufficiente, nel suo essere cristiano. La verità risiede fra i due e va sempre cercata. Non nell’uno o nell’altro; non in entrambi contemporaneamente, ma fra i due. In quello spazio che si costituisce nell’umiltà e nell’ascolto, dove si muore e si risorge, dove l’Io di ciascuno si confronta con il Tu. In quello spazio in cui tutti sono precari; l’autorità e la ricerca; l’affermazione e la domanda.
Far riposare la propria destra sulla destra dell’altro è rinuncia di potere, è apertura all’altro, è riconoscersi compagni di strada.
Una chiesa arroccata a difesa è chiesa morta. Una chiesa che non sa aspettare chi cammina più lentamente è una chiesa zoppa.
Pietro e Paolo si sono aspettati a vicenda. La sferza dell’uno e la prudenza dell’altro sono ancora il segno di una comunità che, nella storia, cerca il volto e, a fatica e in speranza, cerca di rispondere alla domanda che ancora inquieta: “Ma voi, chi dite che io sia?”.

